Rimedio antismog

Venti mila lastrici solari abbandonati, o quasi, e un progetto che trasformerebbe la Capitale in un polmone verde. Un rimedio antismog?

Al settimo piano di uno dei tanti palazzi del quartiere Vescovio, a 24 metri di altezza, svetta, inaspettato, un pioppo di 8 metri. E poi salici, fichi, fragole, mandarini cinesi, kiwi, lamponi, uva ed essenze aromatiche; un’oasi cresciuta all’ombra delle antenne. Un miracolo? No, una sfida ingegneristica alle regole del giardinaggio.

Sul suo superattico romano l’ingegnere Giorgio Boldini ha sperimentato la possibilità di creare un giardino sopra la città, capace di adattarsi, sopravvivere e riprodursi tra smog e cemento. Ma tra gli obiettivi di Boldini e dell’AIVEP, Associazione Italiana Verde Pensile, di cui l’ingegnere è il presidente, non c’è solo un intento scientifico o di ricerca, piuttosto la convinzione che la diffusione del verde pensile, soprattutto al centro-sud dove la maggior parte delle coperture sono piane e le terrazze condominiali inutilizzate, porterebbe con sé numerosi vantaggi.

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“Nel 2003, dovendo ristrutturare il tetto del mio superattico – spiega l’ingegnere Boldini – ho deciso di creare una copertura a verde di tipo innovativo. Il mio intento era quello di sviluppare un verde intensivo, quindi calpestabile e fruibile, con un peso di soli 50 Kg/mq, inferiore a quello della pavimentazione e del massetto che veniva rimosso. Questa soluzione utilizza tecniche idroponiche con substrati inerti e ha uno spessore medio di soli 9 centimetri. Sul prato sono nati spontaneamente alberi quali fichi, pioppi e salici, dimostrando che si può sostituire un lastrico solare con un giardino pensile, riducendo il carico complessivo”. Per Boldini e per la sua Associazione la rivoluzione urbanistica passa, dunque, per il tetto.

Giardino pensile o tetto verde?

Affondano le loro radici nell’antica sapienza Babilonese e furono ascritti tra le Sette meraviglie del mondo antico. Tutt’oggi gli storici sono in disaccordo e copiose si moltiplicano le teorie sulla loro precisa collocazione. Ma una cosa è certa. La creazione dei giardini pensili di Babilonia ad opera del re Nabucodonosor II fu una gigantesca operazione culturale. E così, attraverso i secoli, sono giunti fino a noi, mantenendo inalterata l’antica similitudine col paradiso, seppure rinnovati nei modi e nelle tecniche. Nel linguaggio specialistico si distingue tra verde estensivo e intensivo.

Il verde pensile estensivo viene solitamente identificato con il termine “tetto verde” e rappresenta un sistema caratterizzato da spessori ridotti, pesi contenuti e poca manutenzione. Avendo funzioni prevalentemente tecnologiche, la scelta viene fatta in funzione del rapporto costi-benefici che produce, spesso mettendo in secondo piano l’aspetto estetico della vegetazione, composta essenzialmente da Sedum, piante perenni, erbacee, accomunate da elevata capacità di rigenerazione e resistenza allo stress idrico e termico. È un sistema particolarmente adatto alle coperture di grandi dimensioni o con pendenza elevata e a tutte quelle che, a causa della difficile accessibilità, richiedono una gestione semplice.

Al contrario, il verde pensile intensivo, comunemente noto come giardino pensile, rappresenta il tentativo di riprodurre su una copertura una situazione il più simile possibile ad un giardino tradizionale su terra. Si tratta di sistemi di inverdimento che richiedono una manutenzione regolare, oltre ad apporti irrigui e nutritivi costanti, ma che consentono elevate prestazioni di accessibilità, fruibilità e con una notevole valenza estetica. Ma tutti gli edifici sono idonei ad ospitare il verde pensile? “A mio parere sì – afferma sicuro l’ingegnere Boldini – ovviamente spetta al progettista analizzare la situazione contingente in base alle variabili. Un aspetto fondamentale da valutare è quello dei carichi consentiti dalla struttura portante dei solai. Ogni situazione dovrà essere specificamente analizzata, individuando le corrette soluzioni”.

Riqualificazione green: i vantaggi

Isolamento termico, acustico, e regimazione idrica; del verde estensivo beneficiano soprattutto le riqualificazioni di quegli edifici che, con il rinverdimento delle coperture, ottengono un significativo risparmio energetico e la mitigazione dell’impatto ambientale.

Sfruttando, invece, spazi prima inutilizzati, il verde intensivo incrementa il valore dell’immobile. Ma l’aspetto più interessante resta quello legato al miglioramento dell’ecosistema e della vivibilità urbana. “I vantaggi ambientali che derivano dal verde pensile sono diversi – prosegue Boldini – assorbimento da parte delle specie vegetali delle polveri sottili in maniera stabile grazie all’umidità che le trattiene e, dunque, riduzione dell’inquinamento, dannoso per la salute dei cittadini; risparmio energetico conseguente alla funzione isolante della copertura verde; e poi ancora, riduzione dei picchi di corrivazione, cioè dei flussi delle acque piovane, attraverso una ritenzione idrica con rilascio ritardato dell’acqua accumulata. Importante è la capacità del verde pensile di incidere sul fenomeno isola di calore, migliorando la temperatura urbana. Basti pensare che la scorsa estate, nelle zone limitrofe alla Capitale, il termometro segnava cinque gradi in meno rispetto al centro città e questo proprio grazie alla presenza di zone verdi. I giardini pensili contribuiscono, inoltre, alla tutela della biodiversità, in quanto possono essere utilizzati per ricreare dei micro habitat”.

di Sara Poletto (riproduzione vietata)