controllo energetico

Controllo energetico a La Scala

Migliaia di luci, un complesso impianto di climatizzazione ed elettrico, grandi spazi da organizzare in modo mirato, in base all’uso cui sono destinati: il controllo energetico è una questione di primo piano.

Il controllo energetico del Teatro La Scala

«Perché seguire dal punto di vista gestionale il Teatro La Scala di Milano non significa soltanto accendere e spegnere i fari di scena. Ma vuol dire saper osservare, programmare, decidere». A spiegarlo è Carmine Battipaglia, Energy Manager della struttura e consulente dell’azienda RHC, specializzata nella gestione degli impianti di grandi dimensioni e titolare della commessa, acquisita in associazione con una multinazionale del settore.

Di cosa si occupa, nello specifico, la sua figura professionale?

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Carmine Battipaglia, responsabile del controllo energetico del Teatro La Scala

Il mio compito, attraverso l’azienda che rappresento, riguarda l’intera gestione “energetica” del complesso, dall’approvvigionamento dei materiali alla manutenzione, fino all’assistenza su come ridurre i consumi. Si tratta di un vero e proprio supporto di natura tecnicologistica e progettuale, che sviluppo a partire dall’analisi di quanta energia viene utilizzata per le varie attività, dal confronto con lo storico degli anni precedenti e dalla verifica del risparmio che si può ottenere, con gli opportuni accorgimenti.

Operativamente come si sviluppa il suo lavoro?

Ogni anno, di comune accordo con l’ufficio tecnico del teatro, viene stilato un programma annuale di interventi, che comprende sia le attività base, necessarie a preservare la funzionalità della struttura, sia quelle straordinarie.

Per pianificare bene, occorre tenere in considerazione i costi e sapere come e quando mettere a bilancio modifiche o migliorie, comprese quelle che richiedono un periodo più lungo di applicazione e di programmazione.

Quali sono le principali attenzioni da porre nella gestione di un teatro?

Uno degli aspetti più importanti è la gestione del comfort interno.

Il teatro è dotato di 24 macchine di climatizzazione, che creano la giusta temperatura e umidità.

L’ambiente adatto si genera in modo computerizzato e a seconda dei diversi momenti di vita della struttura. Durante gli spettacoli, per esempio, quando la sala accoglie tanti ospiti, la regolazione deve avvenire in funzione del pubblico presente. Per capirci, il clima ideale è quello in cui gli uomini non hanno caldo in giacca e cravatta e le donne non avvertono freddo in abito da sera, a spalle scoperte. Gli spogliatoi, il palco e il retro hanno, al contrario, altre necessità. Qui non deve mai fare troppo freddo, anche solo per non mettere a rischio la voce o la salute degli attori. La difficoltà sta, però, nel fatto che palco e platea, pur con esigenze differenti, sono ambienti strettamente collegati. Da gestire, però, come se fossero separati da muri e porte.

Quali sono i principali interventi in programma per il futuro?

Dal punto di vista strutturale, è prevista una rimodulazione completa dell’illuminazione del teatro. Le lampade a candelabro saranno sostituite con sistemi a led. Non installeremo, però, modelli comuni, reperibili in commercio. Al contrario, occorrerà studiare soluzioni particolari sotto l’aspetto della qualità, del peso sulla struttura e della modulazione.

È fondamentale, infatti, riuscire a mantenere intatta l’atmosfera attuale. Non è una scelta solo manageriale, ma artistica.

Come procederete?

Il numero di luci è molto alto e, per far sì che davvero ci sia un risultato in termini di risparmio, sarà necessario sostituirle tutte.

Dovremo intervenire in più tranche. Probabilmente partiremo dal teatro, la parte più antica, dove abbiamo già l’approvazione della Soprintendenza, per poi procedere nelle aree recenti della struttura, dove è più facile operare. Dobbiamo considerare che, oltre al teatro, c’è un museo, uno spazio in cui le lampade sono accese 24 ore su 24 e serve un’illuminazione di qualità, che valorizzi gli oggetti esposti.

State ragionando anche sull’integrazione di energie rinnovabili?

L’ipotesi allo studio è l’inserimento di moduli fotovoltaici sul tetto.

Si tratta di un passaggio su cui occorrerà ragionare con attenzione, perché la struttura è di pregio storico e richiede un iter particolare, che comprende anche le valutazioni tecnico artistiche da parte della Soprintendenza.

Non dimentichiamo che per alimentare La Scala c’è un impianto di 3.750 kilowatt di media tensione, una potenza che si avvicina a quella di uno stabilimento industriale.

Si occupa esclusivamente del Teatro?

No, il monitoraggio e l’organizzazione comprendono anche altri edifici dislocati in città: i padiglioni dell’ex Ansaldo, dove ci sono attività creative per la realizzazione delle scenografie, la sede dell’Accademia dove si tengono le lezioni e altre strutture periferiche dedicate alla formazione. Insieme ad altri due colleghi gestiamo il management completo della struttura interfacciandoci direttamente con l’ufficio tecnico de La Scala.

 

A cura di Sara Perro