Capsule di caffè: la scelta ecologica

Le capsule di caffè sono tra i prodotti che, a inizio anno, la città tedesca di Amburgo ha vietato. Fanno parte di  una lista di prodotti inquinanti dagli edifici dell’amministrazione comunale. La colpa delle capsule? Sono difficili da riciclare.

Capsule di caffè: sempre più numerose

Una decisione all’apparenza drastica, ma non assurda se si considera che nel mondo, ogni giorno, vengono consumate in media due miliardi di tazze di caffè e che, secondo gli ultimi dati Nielsen, solo in Italia, il mercato delle capsule, nel 2016, è cresciuto del 19 per cento rispetto al 2014, e corrisponde a circa 186 milioni di euro.

I dati raccolti da Euromonitor, aggiornati al 2013, evidenziano un aumento costante della vendita di macchinette del caffè a capsule in Europa: da un fatturato da 6 milioni di euro nel 2008, ad uno da 10 nel 2013.

Bisogna trovare una soluzione: parola di Lavazza

Il primo stimolo a trovare una soluzione all’inquinamento, per Lavazza, è stato uno studio del 2011 del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori: le capsule venivano buttate nell’indifferenziata perché era difficile separare il caffè esausto dal contenitore. Un “errore di progettazione”, lo definiva il documento, al quale l’azienda rispose con diverse iniziative innescando un percorso virtuoso. Nel 2015 infatti il Conai ha riconosciuto le capsule come imballaggi.

Da allora Lavazza ha lavorato per trovare un’alternativa sostenibile e nel 2015 è nata la capsula compostabile “A Modo Mio”, in Mater-Bi, una bioplastica biodegradabile sviluppata insieme a Novamont, azienda chimica specializzata in prodotti ecocompatibili.

La spinta ecologica

Il nuovo prodotto è legato al concetto di “zero rifiuti”: viene raccolto nell’umido e avviato al compostaggio industriale senza dover dividere il contenuto dall’involucro, che è riciclato insieme al caffè per creare compost, un concime naturale.

L’azienda ha, inoltre, avviato un progetto sperimentale: dalla Piazzetta del Caffè Lavazza di Padiglione Italia in Expo tutti i fondi di caffè esausto raccolti da AMSA – municipalizzata milanese per la raccolta dei rifiuti – sono tornati in città per essere consegnati all’impresa sociale “Il Giardinone” e trasformati in un preparato usato per una coltivazione verticale di funghi.

Non solo Lavazza!

Anche la Casa del Caffè Vergnano nel 2015 ha lanciato “Èspresso1882”, la sua linea di capsule compostabili in poliesteri biodegradabili. Il prodotto è stato il primo in commercio a ottenere la certificazione “Ok compost” di Vinçotte (ente certificatore riconosciuto a livello internazionale) perché smaltibile nell’umido senza separare l’involucro dal caffè.

Per l’azienda questa innovazione non riguarderà solo una linea: Vergnano ha deciso di sostituire progressivamente la gamma ora in vendita con quella compostabile. Il prodotto è ecologico anche nel packaging perché si può smaltire la scatola nella carta e la pellicola esterna nella plastica.

 

 

DI SARA PERRO

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