Tutti gli angoli di un giardino

di Carlotta Rocci

Tutti gli angoli di un giardino

Un architetto ci apre le porte di casa sua attraverso un racconto intimo in cui progetto, scelte materiche e vita quotidiana si intrecciano, rivelando il lato più personale dell’architettura

Quando cammino nel mio giardino lo faccio sempre a piedi scalzi. La casa e il verde non sono due spazi distinti: la veranda, aperta durante l’estate, lascia che l’interno continui naturalmente all’esterno. È un modo di abitare poco patinato, in cui il giardino diventa un’estensione della casa e la casa una parte del giardino. Più che un grande spazio, l’ho concepito come un insieme di angoli e di scorci. A ogni angolo appartiene un ricordo e ogni angolo suggerisce un modo diverso di vivere questo luogo. C’è uno spazio che invita alla lettura, un altro alla conversazione o a un aperitivo con la mia famiglia. La sera è la luce a rendere ancora più leggibile questa successione di piccoli luoghi, facendo emergere atmosfere diverse. Con il tempo quei gesti sono diventati abitudini e le abitudini hanno dato identità agli spazi. La routine, per me, è comfort, serenità, parte del benessere. In questo giardino sono nato. Quando ero bambino c’erano un pollaio e un orto, e la strada oltre il muro di casa conduce all’Adige. Sono tornato ad abitare qui dopo 42 anni aggiungendo nuovi ricordi a quelli dell’infanzia. Anche la memoria è parte del benessere. Il giardino cresce in modo disinvolto, solo in apparenza disordinato. Ogni mattina presto me ne occupo personalmente, tra rampicanti, glicine, gelsomino e il piccolo orto che ho voluto conservare. Il benessere che cerco di costruire nei progetti non rimane fuori dal cancello di casa. È lo stesso principio che guida anche questo giardino, perché non ho mai creduto in una separazione rigida tra vita privata e lavoro. Per me esiste un unico modo di abitare gli spazi, capace di dare continuità a ciò che progetto e a ciò che vivo ogni giorno.

Articolo pubblicato su Casa Naturale di settembre – ottobre 2026

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