Tutti gli angoli di un giardino
Un architetto ci apre le porte di casa sua attraverso un racconto intimo in cui progetto, scelte materiche e vita quotidiana si intrecciano, rivelando il lato più personale dell’architettura
Quando cammino nel mio giardino lo faccio sempre a piedi scalzi. La casa e il verde non sono due spazi distinti: la veranda, aperta durante l’estate, lascia che l’interno continui naturalmente all’esterno. È un modo di abitare poco patinato, in cui il giardino diventa un’estensione della casa e la casa una parte del giardino. Più che un grande spazio, l’ho concepito come un insieme di angoli e di scorci. A ogni angolo appartiene un ricordo e ogni angolo suggerisce un modo diverso di vivere questo luogo. C’è uno spazio che invita alla lettura, un altro alla conversazione o a un aperitivo con la mia famiglia. La sera è la luce a rendere ancora più leggibile questa successione di piccoli luoghi, facendo emergere atmosfere diverse. Con il tempo quei gesti sono diventati abitudini e le abitudini hanno dato identità agli spazi. La routine, per me, è comfort, serenità, parte del benessere. In questo giardino sono nato. Quando ero bambino c’erano un pollaio e un orto, e la strada oltre il muro di casa conduce all’Adige. Sono tornato ad abitare qui dopo 42 anni aggiungendo nuovi ricordi a quelli dell’infanzia. Anche la memoria è parte del benessere. Il giardino cresce in modo disinvolto, solo in apparenza disordinato. Ogni mattina presto me ne occupo personalmente, tra rampicanti, glicine, gelsomino e il piccolo orto che ho voluto conservare. Il benessere che cerco di costruire nei progetti non rimane fuori dal cancello di casa. È lo stesso principio che guida anche questo giardino, perché non ho mai creduto in una separazione rigida tra vita privata e lavoro. Per me esiste un unico modo di abitare gli spazi, capace di dare continuità a ciò che progetto e a ciò che vivo ogni giorno.
Articolo pubblicato su Casa Naturale di settembre – ottobre 2026
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