Effetto tropicale sul mediterraneo
Nelle aree calde e umide si può ricreare una foresta rigogliosa dentro e fuori casa. E alle nostre latitudini?
Strelitzie, bambù, palme e filodendri circondano la piscina, l’area solarium, e il porticato. E poi un fitto bosco di palme minori e bijao (Calathea lutea, questo il nome scientifico) fa capolino dalle finestre della casa di San Paolo per cui il paesaggista Rodrigo Oliveira, titolare dell’omonimo studio, ha curato il verde e il giardino. Qui, la vegetazione si inserisce in spazi piccoli, dalle forme sghembe, che si intersecano con il fitto paesaggio urbano creando uno spazio compatto e lussureggiante, in cui la relazione tra abitazione, giardino e città è fluida. In un’area del mondo con un clima che favorisce l’esplosiva natura tropicale, però, interno ed esterno della casa sono in comunicazione costante, e vengono abitati dalle medesime specie.

Quella della casa brasiliana, con l’edificio progettato dallo studio Bernandes Arquitetura, è una vegetazione dall’energia spontanea, senza eccessivo controllo delle composizioni. «Uno dei nostri obiettivi principali era ammorbidire la forma angolare della struttura e bilanciare le forme precise e lineari dell’edificio con l’irregolarità, il movimento e il carattere organico della vegetazione», racconta lo studio Rodrigo Oliveira Paisagismo. Nel giardino e tra le pareti domestiche, dunque, le varie specie tropicali si sovrappongono in un fitto livellarsi di texture, consistenze e volumi, che creano un gioco di ombre dinamico e immersivo. L’architettura favorisce questa fluidità con aperture che incorporano le piante, e un tetto coperto da una vegetazione che ricade su sé stessa.
Articolo pubblicato su Casa Naturale di settembre – ottobre 2026
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