Melograno, la salute in uno scrigno
Un viaggio biologico e culturale alla scoperta del Punica granatum, elisir mediterraneo che protegge l’organismo fin dall’antichità
Secondo il mito greco, bastarono pochi chicchi di melograno a cambiare il destino di Persefone e a dare origine all’alternarsi delle stagioni. Da allora questo frutto è diventato simbolo di vita, rinascita e abbondanza in molte culture del Mediterraneo. Nelle civiltà antiche questo frutto era simbolo di prosperità, fertilità e rinascita. Gli Egizi lo consideravano sacro, tanto da deporlo nelle tombe dei faraoni come viatico per l’aldilà. Ancora oggi è considerato un portafortuna. Oltre al fascino storico, il melograno suscita un interesse in ambito biologico e nutrizionale. Dal punto di vista strutturale, la porzione edibile è costituita dagli arilli, complessi prismatici contenenti un seme legnoso avvolto da una polpa succosa.

Sotto il profilo biochimico, gli arilli sono una miniera di micronutrienti essenziali: offrono un eccellente apporto di vitamina C (acido ascorbico), potassio – minerale chiave per l’omeostasi idrosalinica e la funzionalità cardiocircolatoria –, fibre prebiotiche e una straordinaria concentrazione di polifenoli. Tra questi spiccano le punicalagine, tannini idrolizzabili ad altissimo peso molecolare presenti soprattutto nel succo e nel mallo, e gli antociani, responsabili della pigmentazione rosso rubino…
Articolo pubblicato su Casa Naturale di settembre – ottobre 2026
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