Cotto o Gres? Un duello senza vincitori

di Sara Perro

Cotto o Gres? La scelta è meno banale di quanto sembri. E va ben oltre le preferenze personali. Propendere per un tipo di rivestimento piuttosto che per un altro, sul proprio pavimento, non è solo una questione di gusti: ci sono situazioni, contesti e prospettive da tenere presenti.

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Da un lato – in questo ideale “duello” – c’è lo spirito “autentico” del cotto: un materiale che rappresenta un classico, ma che al tempo stesso richiede per sua natura qualche attenzione in più, soprattutto per la manutenzione. Sull’altro piatto della bilancia, il gres garantisce invece una versatilità quasi unica: può “imitare” una serie ricchissima di texture ed effetti (ceramiche, pietra, legno, addirittura il cotto stesso) e non pone come condizione una cura particolarmente attenta.

A tutto ciò si aggiunge il tema delle dimensioni: mentre un elemento in cotto non può superare una certa superficie, pena il rischio di rompersi, al contrario una lastra di gres può arrivare a misurare anche 120 centimetri per 240. C’è quindi più “modularità” rispetto al cotto, ma anche una personalità meno accentuata. Il cotto, da parte sua, garantisce che nessun elemento sarà mai uguale a un altro, grazie a sfumature e declinazioni diverse, a seconda della cottura. Dovendo scegliere un aggettivo, il cotto è più “artigianale”, può essere realizzato a mano e tramanda una linea “storica” di secoli, mentre il gres offre mille declinazioni, con il fascino della tradizione barattato in cambio della comodità.

“Sono due mondi molto diversi tra loro e impongono una scelta davvero radicale – spiega Andrea Difino, professionista specializzato in Architettura ed Interni, ma anche in arredamenti, manutenzione e restauro -: il cotto è un elemento decisamente più classico, ma anche più rustico e dunque sopporta bene anche possibili imperfezioni, cui si può porre rimedio lavorando magari su fughe fino a un centimetro. È più caldo, più vivo e di lavorazione artigianale. Il gres, invece, abbina a una versatilità spiccata anche una certa difficoltà al momento della posa: è un materiale estremamente tecnico e può essere anche molto sottile. Ma proprio per questo motivo risulta pure più evidente anche una minima imperfezione. Non per nulla, esistono corsi specifici per diventare posatori certificati di gres”.

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di Massimiliano Sciullo e Paola Addis

© Riproduzione riservata.

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