Da schermo a mosaico: l’economia circolare di Mosaicomicro

di Elena Fassio e Paola Addis

Produrre in serie utilizzando tecnologie all’avanguardia, ma con la cura rigorosamente artigianale riservata al pezzo unico e nel pieno rispetto dell’ambiente. È questa la filosofia di artigianato industriale che anima Mosaicomicro, il brand siciliano che lavora il vetro riciclato per dare vita a superfici di alto valore tecnico ed estetico.

Eco Glass, l’innovativo materiale utilizzato dall’azienda, è un vetro che dona una seconda vita agli schermi.

Specialmente a quelli delle tv e dei pc a tubo catodico, che nessuno usa più: la loro strada sarebbe altrimenti dritta verso la discarica.

Riutilizzando questo materiale, Mosaicomicro evita che diventi rifiuto e dà vita a un virtuoso circolo economico.

Il fondatore Biagio Amarù racconta:

“Un’idea nata grazie alla crisi, Cercavo vetro a buon mercato per i miei esperimenti artistici e sono incappato in un consorzio di Siracusa che si occupa di smaltimento di elettrodomestici. Erano pieni di vetro al bario, quello dei vecchi televisori e dei pc, e non sapevano che farsene. Dal 2014 ci occupiamo noi di far rinascere questo materiale. Lo maciniamo in polvere finissima e creiamo un impasto aggiungendo solo acqua e argilla. Poi lo coliamo nei vassoi, lo tagliamo in tessere e assembliamo i mosaici a mano. Il prodotto finale ha così un sapore antico, artigianale, privo dell’anonimato che conferisce la produzione in serie.”

Le tessere dei mosaici, che possono misurare 6×6 o 8×8 mm, non sono quindi pressate come il gres porcellanato. L’essiccazione avviene naturalmente in vassoi di silicone e la cottura in forni a 800 gradi. Le finiture e le lisciature sono lavorate rigorosamente a mano, garantendo minime emissioni di CO2.

Mosaicomicro condivide macchinari, forni, dipendenti (una ventina) e materiali con Nerosicilia, l’altro brand siciliano di Amarù, che lavora la pietra lavica. Quest’ultimo ha recentemente lanciato la collezione Pietrapece, ricavata da una cava risalente al Seicento nei pressi di Ragusa.

“Il rapporto diretto con la terra e i materiali riciclati sono elementi che fanno la differenza sul mercato. La gente ha bisogno e voglia di cultura tradizionale nella lavorazione e di tecnologie che rispettino l’ambiente. Finalmente anche in Italia si inizia ad investire in economia circolare”

continua Amarù.

Negli anni della crisi anche Amarù aveva dovuto chiudere la sua prima azienda. Oggi però il mercato sembra rispondere bene a questo tipo di proposta artigianale e al tempo stesso innovativa ed ecologica. Lo dimostrano le collaborazioni con designer del calibro di Giulio Cappellini, Piero Lissoni e Rodolfo Dordoni, e con aziende come Boffi e Citterio.

Visita il sito web di Mosaicomicro

© Riproduzione riservata.

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