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Coltivare la città: gli orti urbani

Sono un mezzo di inclusione sociale, migliorano la salubrità della vita urbana e aiutano la conservazione della biodiversità. Utili senza dubbio, gli orti urbani possono anche diventare belli ed essere strumento di riqualificazione del territorio.

Benessere e genuinità

Ormai lo dice anche la Fao: coltivare pomodori e ravanelli in città vale molto di più del semplice piatto di insalata che se ne può ricavare. Le potenzialità dell’agricoltura urbana sono oggi riconosciute da tutti i think tank che si occupano di ambiente e di sviluppo.

Gli orti di città, che si tratti dell’avanzato Nord Europa o di una megalopoli sudamericana, sono un salvagente per la povertà. Un aiuto alla sicurezza alimentare, un toccasana per l’aria e la conservazione del suolo, un’oasi per lo sguardo e per la biodiversità. Uno strumento di inclusione sociale e costruzione di comunità, un antidoto all’alienazione e alla depressione.

Detto questo, non è sempre facile trovare spazi e giuste modalità per lavorare la terra in un contesto urbano.
La situazione italiana, ad esempio, è da una parte imbrigliata da burocrazia e regolamenti comunali che scoraggiano gli orticoltori della domenica. Dall’altra è invece caratterizzata da un radicato fenomeno di abusivismo, i cosiddetti orti spontanei che sin dagli anni ‘50 “colorano” le periferie cittadine con recinzioni fatte di reti da letto e lamiere.

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A mettere ordine in questo intrico si stanno impegnando negli ultimi anni varie associazioni e programmi, spesso finanziati da fondi europei. Come il progetto Ru:rban, partito a Roma nel 2014 e oggi modello in Europa. «La capitale ha due caratteristiche davvero peculiari – spiega il responsabile Claudio Bordi, dell’azienda municipalizzata Risorse per Roma – Innanzitutto è il comune agricolo più grande d’Europa, dal momento che rientrano nella sua municipalità i territori vastissimi un tempo proprietà del Vaticano. Poi ha una preziosa tradizione di associazionismo, che costituisce la base per la gestione di beni comuni come gli orti urbani». […] Segue

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di Giorgia Marino

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