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Biofilia: passione per la vita, connessione con la natura

Questione di affinità, attrazione, fascinazione. Soprattutto, questione di connessione. Come ogni legame d’amore profondo, la biofilia – letteralmente la “passione per la vita” – va ben oltre il mero richiamo estetico o l’incanto che la contemplazione della Natura può generare nell’essere umano. È un’unione potente. Meglio, un’interdipendenza.

La biofilia nel dettaglio

Il primo a usare il termine “biofilia” fu lo psicanalista tedesco Erich Fromm, parlando dell’attrazione dell’uomo nei confronti della Natura. Ma ci è voluto un biologo, lo statunitense professore di Harvard Edward O. Wilson, per arrivare a una vera formulazione di quella che sembra essere una caratteristica quasi scontata, eppure piuttosto elusiva, della psiche umana. «La biofilia – scrive – è la tendenza innata a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente». Wilson, dunque, non parla solo di fascinazione, ma di imprescindibile bisogno e legame affettivo. Una connessione che si colloca in quella che definisce “Web of Life”: la rete della vita di cui l’uomo fa parte, insieme a tutti gli altri esseri viventi. Insomma, l’essere umano non ama semplicemente la Natura: è Natura.

Natura, benessere e architettura

Questo significa che la qualità della vita umana, la salute, l’equilibrio mentale, il benessere dipendono dal grado di connessione che si riesce a mantenere con gli elementi naturali. Anche quando si vive in città. Ecco allora che la biofilia entra in architettura. Lo fa per la prima volta grazie all’ecologo e sociologo Stephen Kellert che, dopo aver curato nel 1993 una raccolta di saggi sull’ipotesi biofilica insieme a Wilson, dà vita alla corrente del Biophilic Design, formalizzata in un libro del 2008 e poi in molte altre pubblicazioni. Kellert è passato da un’ipotesi alla definizione di caratteristiche ed elementi concreti […] segue

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di Giorgia Marino e Maria Chiara Voci

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