Vivere sani

di Giorgia Bollati e Maria Chiara Voci

Il concetto di benessere evolve in salubrità: oggi la nuova frontiera dell’edilizia è garantire al mercato una casa priva di inquinanti in ogni elemento. Nell’aria, nell’acqua, nell’ambiente indoor. Questo il tema di Klimahouse 2020.

Costruire bene. Per vivere bene. Il nuovo pay-off della Fiera di Klimahouse 2020 – manifestazione che ha compiuto in questa edizione 15 anni di vita – riassume bene le nuove tendenze del mercato dell’edilizia. Che oggi è sempre meno preoccupato delle prestazioni energetiche degli edifici (in dieci anni, almeno nel nuovo e quantomeno nel Nordest del Paese, sono stati compiuti passi da gigante), ma è concentrato su un nuovo concetto.

Quello del garantire una casa confortevole e, soprattutto, sana. Siamo agli albori di un cambio di rotta. Il tema della salubrità indoor è il nuovo traguardo da raggiungere. Negli ambienti chiusi trascorriamo in media il 90% della vita. La casa, infatti, accoglie le attività della vita privata e, sempre più spesso, anche quelle della dimensione lavorativa grazie alle possibilità offerte dallo smart working. Diventa dunque essenziale che questi luoghi siano privi di inquinanti.

La casa per la salute

PROFESSOR UMBERTO MOSCATO
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Dipartimento di Assistenza di Sanità Pubblica – Istituto di Igiene

Il Professor Umberto Moscato è stato uno dei relatori del primo evento di HHH – HOME, HEALTH & HI-TECH, format di contenuti pensato per parlare di salubrità indoor che si è tenuto il 25 gennaio a Bolzano. L’iniziativa di cui Casa Naturale è media partner propone un approccio interprofessionale che mette in comunicazione architetti, ingegneri, geometri e i professionisti dell’ambito medico, ad oggi non abituati a interagire. Per un unico obiettivo: la salute e il benessere dell’uomo.

Quanto è importante il contesto in cui sorge un edificio? Come questo influisce sulla salubrità interna?

L’aria che si trova nello spazio circostante l’edificio è estremamente importante per valutare la qualità dello spazio interno. Oggi si realizzano costruzioni altamente performanti dal punto di vista del contenimento dei consumi energetici, dotate di serramenti e sistemi sempre più sigillanti che, però, rischiano di trattenere all’interno della struttura anche le particelle inquinanti. Qui, ai COV – o composti organici volatili -, emessi da colle, solventi o altri materiali, si sommano tutte le sostanze provenienti dall’esterno che rimangono intrappolate, rendendo l’ambiente indoor fino a 5 volte più inquinato di quello outdoor. Occorre tornare a studiare la collocazione degli edifici e la loro angolazione rispetto ai gradi di ventilazione e di soleggiamento più salubri. In questo modo, è possibile proteggere i materiali, meno esposti alle intemperie e alle condizioni meteoclimatiche avverse, che con i cambiamenti climatici stanno diventando sempre più preoccupanti.

Quali sono le patologie che possono insorgere a causa di un edificio non salubre?

Irritazione delle mucose respiratorie, irritazione congiuntiva degli occhi, raffreddore, malessere momentaneo, cefalea e stanchezza sono i sintomi più leggeri, che spesso rischiano di passare inosservati. Ma alcuni degli inquinanti presenti in casa possono peggiorare malattie respiratorie di altro livello.
Quindi provocare e aggravare una broncopneumopatia cronica ostruttiva, comportare diverse problematiche cerebrocardiovascolari e, in alcuni casi, possono produrre anche forme di neoplasia. La casa dovrà essere adattata anche a soggetti immunodepressi o immunosuscettibili, o il rischio di incorrere in malattie di questo tipo sarà sempre più alto. Soprattutto in spazi caratterizzati da forte umidità o da presenza di muffe.

Si parla spesso di Sindrome da edificio malato: che cosa si intende con quest’espressione?

Si tratta di una definizione ormai superata. Con questa denominazione sembra di avere a che fare con un edificio malato, mentre ad essere danneggiato è l’uomo. Dovremmo iniziare a parlare, piuttosto, di Sindrome domotossica: in questo modo indicheremmo un problema di tossicità legato a fattori complessi che si esprimono all’interno delle strutture domestiche.

Che problematiche comportano i materiali? Che ruolo hanno a livello di salubrità dello spazio?

Il vero problema non è da imputare al materiale in sé – il cui tasso di contenuti inquinanti può essere ridotto con le moderne tecnologie – ma alla progettazione generalista che non adatta tutte le componenti dello spazio all’uso che ne verrà fatto. Troppo spesso capita che si scelgano elementi impropri o incongrui perché si pensa al progetto complessivo e non ai singoli particolari che, invece, devono essere tutti orientati verso l’obiettivo principale: la salute delle persone.

Quali elementi e quali problemi bisogna, quindi, considerare quando si progetta un ambiente salubre?

Il problema di uno spazio di benessere è prima di tutto lo spazio. Per garantire la salute di chi lo abita, dovrebbe essere molto più ampio di quello che troviamo nella realtà. Così da garantire una migliore ventilazione e la diluizione degli inquinanti. Sulla sua salubrità, d’altra parte, influisce anche la percezione che ne hanno le persone. Illuminazione, colore e aromi stimolano diverse sensazioni in chi vive lo spazio. Si basa su questo concetto il progetto, sviluppato in ambito sanitario, che, attraverso una specifica tecnologia, fa scomparire alla vista gli ambienti degli spazi claustrofobici utilizzati da pazienti affetti da malattie cronico-degenerative. Si tratta di immagini olografiche 3d che vengono proiettate sulle pareti così da nascondere i dispositivi medici, a cui sono abbinati studi di ambientazioni caratterizzate da colori e aromi rilassanti. Abbiamo già ricevuto feedback positivi: i contesti così ricreati aumentano la capacità di risposta alle cure e aiutano a migliorare le terapie stesse.

Questo progetto sarà applicato solo in ambito sanitario contribuire alla creazione di spazi di benessere anche fuori dal contesto ospedaliero?

Abbiamo lavorato per far sì che questa tecnologia sia esportabile anche in dimensioni domestiche. È importante che la persona percepisca ogni ambiente in cui è immersa come salubre e benefico, per poter limitare il più possibile l’effetto negativo degli spazi chiusi. Queste sensazioni sono legate anche a componenti emotive che oggi, nella progettazione, non vengono più rispettate. Un cambio di rotta si avrebbe se le persone stesse partecipassero alla progettazione in modo più o meno diretto. Insieme, i criteri guida nel corso dello studio dovrebbero essere non più solo economici e di mercato, ma anche legati alla percezione soggettiva dell’ambiente. La tecnologia del futuro dovrà investire sempre di più su questo, per fornire ad architetti, ingegneri e a tutti i rappresentanti del settore gli strumenti necessari a una progettazione più adatta.

Quale sarà la strategia vincente per aumentare la salubrità indoor e tutelare la salute delle persone?

Con l’utilizzo delle nuove tecnologie, occorre sviluppare un nuovo …

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