Ortaggi in altezza

di Andrea De Ambrogio

Ortaggi in altezza

Un angolo di terrazzo. Un tetto piano. O un cassone poggiato sul suolo. L’autoproduzione acquista sempre maggiore popolarità, che sia svolta in autonomia o in aree pubbliche o comuni

Il raccolto che si ha in un vaso o in un contenitore è esiguo al confronto con la resa che hanno i campi delle aziende agricole. Ma può rivestire un ruolo chiave nel benessere degli abitanti e consente di controllare da vicino la crescita e la salute delle piante. Oltre che tutelare l’ambiente urbano, con l’inverdimento degli spazi e la creazione di barriere fogliari capaci di assorbire la CO2. Ambiente che, però, presenta livelli di inquinamento elevati.

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Ortaggi in altezza

«Un balcone, a seconda della sua altezza – spiega Paola Calza, professoressa ordinaria di Chimica analitica all’Università di Torino, allontana le piante dalla strada e dal traffico veicolare. Ma la qualità dell’aria, rispetto a quella della campagna, resta più bassa in ogni caso. Il particolato atmosferico, che trattiene gli inquinanti ed è alla base anche della produzione di Co2, deve essere eliminato dalla superficie del frutto con un lavaggio profondo...

Articolo pubblicato su Casa Naturale di marzo – aprile 2022

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