Un tuffo di qualità: come scegliere una piscina naturale

di Sara Perro

In estate è facile, quasi scontato, apprezzare il valore di una piscina in giardino: un tuffo refrigerante al ritorno dal lavoro lo sogniamo tutti, quando il caldo imperversa e l’afa fa sudare. Anche nella stagione fredda, però, uno specchio d’acqua che riflette il cielo, fuori dalle finestre, aggiunge qualità estetica alla casa e regala senso di benessere a chi ci abita. L’importante, come sempre, è fare le scelte giuste, ascoltando non solo i propri desideri, ma anche le potenzialità del luogo e valutando risorse e fattibilità.

Se esistono soluzioni “leggere”, per costi e installazione, come le piscine fuori terra (in pvc o in legno, ad esempio, da montare e smontare all’occorrenza), le più gettonate, solide e sicure rimangono tuttavia le classiche vasche interrate. Certo, in questi casi il prezzo si impenna, ma bisogna considerarlo come un investimento che accrescerà il valore dell’abitazione. Una volta presa la decisione, bisogna dunque valutare le diverse tipologie.

Le più diffuse in Italia sono le piscine in cemento armato, le più solide nonché le più care, che consentono però una totale personalizzazione di forme e dimensioni. Poi ci sono le più economiche vasche in pannelli d’acciaio prefabbricati, anche queste personalizzabili e con minor tempo di costruzione; o ancora le prefabbricate in vetroresina, che abbattono i costi, ma essendo monoblocco non si possono personalizzare.

Se invece si cerca una soluzione ecologica e con basso impatto ambientale, allora l’ideale sono le piscine naturali o biolaghi. Pratica già diffusa da molti anni in Nord Europa, la progettazione di biopiscine è arrivata in Italia solo negli anni Novanta, ma si sta rapidamente diffondendo anche grazie allo sviluppo della cultura della bioedilizia.

Si tratta di specchi d’acqua balneabili, depurati senza l’uso di sostanze chimiche come il cloro e costruiti senza cemento. L’acqua si mantiene pulita grazie a sistemi di fitodepurazione che sfruttano le qualità naturali di piante palustri e sommerse: in pratica, viene ricreato un micro-habitat acquatico, in cui la vegetazione e i microorganismi assorbono le sostanze nutritive e i batteri, fungendo di fatto da filtro. A volte si integra il sistema con pompe meccaniche o cascate, per movimentare l’acqua e tenere lontane vespe e zanzare. Chi invece abita volentieri un biolago sono le libellule e le rane: segno, se arrivano, che si è riusciti nell’intento di ricreare un ambiente sano e naturale.

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di Mara Terreno

© Riproduzione riservata.

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