Un riparo senza fretta
Un architetto ci apre le porte di casa sua attraverso un racconto intimo in cui progetto, scelte materiche e vita quotidiana si intrecciano, rivelando il lato più personale dell’architettura
Nell’angolo estremo del Chioso c’è una casetta. Serviva per ripararsi dai temporali estivi e riporre gli attrezzi. Durante il Covid l’ho adattata per scrivere e disegnare in solitudine, senza spostarmi dal posto dove lavoro da sempre: l’ho trasformata in un piccolo alloggio, romantico, con l’atmosfera delle case isolate degli alpeggi o dei rifugi di montagna. La stufa sta al centro, e scalda da entrambe le parti, verso la camera da letto e verso lo studio. Una finestra si affaccia sul prato, circondato dall’archivio con i disegni, i quadri, i modelli, i manifesti, le fotografie; dallo studio vero e proprio e dal portico sotto cui tengo il legno, lo scolpisco, e faccio passeggiate senza perdermi quando penso. Il Chioso è lo spazio che la contiene. È delimitato da alte mura di pietra che ospitavano un tempo l’orto comunitario del paese, poi diventate un pollaio, poi niente…
Articolo pubblicato su Casa Naturale di maggio – giugno 2026
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