foresta abbattuta | valore al legno

Ridare valore al legno caduto nella tempesta di ottobre

Dal 28 al 30 ottobre 2018 una ripetuta e violenta tempesta di vento si è abbattuta nelle foreste del nord-est. Raffiche fra 80 e 190 chilometri orari hanno provocato lo schianto di milioni di alberi.  A sei mesi dall’accaduto, molte aziende si sono mobilitate per dare valore al legno caduto.

Cosa è successo

Si parla di tre anni per la raccolta di tutto il legno caduto. Sono 8,6 milioni i metri cubi di materia prima, 41mila gli ettari di superficie coinvolta. Qui, da centinaia di anni, crescevano foreste di alberi possenti e rigogliosi. Alberi che, in seguito al disastro ambientale avvenuto fra il 28 e il 31 ottobre scorso, giacciono sradicati sul terreno.

Pochi giorni di autunno hanno provocato una catastrofe senza precedenti nella zona che va dal Monte Grappa alla Val di Fassa, dal Veneto al Trentino. Raffiche di vento tra gli 80 e i 190 chilometri orari hanno raso al suolo foreste, scoperchiato case e danneggiato gli impianti energetici della zona.

Sei mesi dopo

A sei mesi di distanza, l’attività economica del territorio sta però ripartendo. Molte sono le aziende che si sono mobilitate per contribuire alla causa e recuperare un patrimonio prezioso. «I lavori sono iniziati e il 50% del legno caduto in Trentino è già stato venduto – spiega Luca De Marco, responsabile marketing di Fiemme 3000 -.

Le prime fasi del recupero hanno però riguardato le aree dove il legno è di maggiore qualità per l’edilizia, lontano dai centri abitati, dove storicamente sono localizzate più pinete che abetaie». Per pulire anche i boschi in prossimità delle case bisognerà aspettare ancora. «Nel frattempo – prosegue De Marco – i tronchi recuperati nella nostra zona vengono raccolti dalla segheria della Magnifica Comunità di Fiemme e subiscono i processi di essiccazione e stagionatura. In questo modo, potranno essere utilizzati anche a distanza di anni. Terminato il lavoro, nulla verrà più toccato, così da consentire la ricrescita della foresta in tutto il suo splendore».

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di Giorgia Bollati

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