Verde urbano e inquinamento acustico: un nuovo approccio alla manutenzione a impatto zero
Parchi e giardini pubblici dovrebbero essere oasi di silenzio. Per tutelarlo, alcune amministrazioni stanno adottando soluzioni robotizzate a bassa emissione sonora
Non un semplice suono né, tanto meno, una musica. La parola rumore indica sempre una situazione fastidiosa, che può essere vissuta perfino in mezzo al verde urbano. Che sia prodotto da un aeroplano che ci vola sulla testa, dal martello pneumatico di un operaio o di un tagliaerba a scoppio, si parla di inquinamento acustico e, come avviene per quello ambientale, sono stati individuati i possibili danni che può generare nelle persone.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) prende l’argomento molto sul serio e nel suo ultimo rapporto Rumore ambientale in Europa – pubblicato nel giugno 2025 – ha fornito una valutazione completa dell’impatto dell’inquinamento acustico – in particolare quello derivante dai trasporti – sulla nostra salute e sull’ambiente.
Un danno spesso sottovalutato
Che ne siamo coscienti o no, il rumore è ovunque. E incide sulla salute più di quanto saremmo portati a pensare. Non solo un fastidio, dunque, ma una possibile causa di patologie, subdola proprio perché spesso sottovalutata. Se infatti quasi tutti sappiamo che alcuni agenti inquinanti – come per esempio le sostanze chimiche – possono essere dannosi, non sempre ci rendiamo conto che anche il rumore può avere gravi effetti sul nostro organismo.
Inoltre, non basta evitare luoghi ed eventi rumorosi che possono, alla lunga, compromettere l’udito. L’inquinamento acustico, infatti, non è solo quello della cassa di un concerto o dei macchinari di una fabbrica e i suoi danni vanno al di là del semplice sistema uditivo. Secondo il rapporto dell’AEA, per esempio, anche quando siamo in casa siamo costantemente esposti al rumore di fondo del traffico.
Il rumore ambientale in Europa
Quello del rumore ambientale è un problema diffuso in tutta Europa. La fonte principale sono i trasporti e quindi a soffrirne sono in particolare le persone che vivono in prossimità di strade, ferrovie e aeroporti. Qualcosa di ben difficile da arginare, dato che interessa la gran parte dei Paesi e delle aree urbane del continente, con oltre il 20% dei cittadini europei esposto a rumori nocivi. E se è vero che l’impatto del rumore può essere meno grave rispetto ad altri inquinanti, resta il fatto che esso rappresenta comunque un importante problema di salute pubblica, dato che colpisce una porzione molto ampia della popolazione europea.
Un costante stato di attacco o fuga
L’inquinamento acustico ha importanti ripercussioni sulla nostra salute perché mantiene mente e corpo in un costante stato di “attacco o fuga”. Per quanto possiamo non esserne consapevoli, questo stato di attivazione continua può portare a risposte fisiologiche dannose, come infiammazione e stress ossidativo. Nel tempo, queste reazioni ripetute possono aumentare il rischio di vari problemi di salute, tra cui cardiopatia ischemica, diabete, ictus, obesità, deficit cognitivi nei bambini e problemi di salute mentale.
Una fotografia quinquennale del rumore
Pubblicato ogni cinque anni, il rapporto sul rumore della AEA risponde a una direttiva UE che obbliga i Paesi membri e le autorità competenti a pubblicare le mappe acustiche e a descrivere le azioni che intendono intraprendere come risposta. Per quanto la norma non sia particolarmente restrittiva, molti Paesi stanno in effetti adottando diverse misure per mitigare l’inquinamento acustico derivante dai trasporti, così come per consentire alle persone che vivono in zone rumorose di accedere a luoghi silenziosi. Frequentare spazi verdi e tranquilli comporta infatti notevoli benefici per la salute, tra cui la riduzione dello stress e del fastidio causato, appunto, dal rumore.
Parchi e giardini: oasi di silenzio e pace?
Anche nei parchi e nei giardini, però, potremmo non essere al sicuro dall’inquinamento acustico. La stessa gestione del verde urbano non è al riparo dal rumore: soprattutto in periodi come l’estate, la cura degli spazi verdi comporta l’uso di macchinari che possono risultare rumorosi e invasivi dal punto di vista acustico. Per chi li manovra per lungo tempo quanto per le persone che frequentano l’area trattata.

Un problema che diventa particolarmente grave quando questi luoghi – che dovrebbero essere appunto di relax e di stacco dall’inquinamento acustico cittadino – si trovano in prossimità di ospedali o scuole. In questi ambienti è quanto mai importante garantire concentrazione, riposo e benessere, sia a pazienti e studenti, sia a operatori sanitari e insegnanti, mettendoli in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro.
La difficile gestione degli spazi più grandi
Paradossalmente, sono proprio gli spazi pubblici più estesi a risentire maggiormente dell’inquinamento acustico “interno”. Se da una parte infatti queste aree proteggono dal rumore di vie particolarmente trafficate, dall’altra proprio la loro estensione elevata – abbinata all’eventuale altezza dell’erba – richiede l’impiego di macchine più potenti, di solito alimentate a scoppio e quindi piuttosto rumorose.

Nei grandi spazi privati quanto in quelli municipali, i sistemi di taglio tradizionali – dai tagliaerba a spinta ai trattorini con operatore – sono quelli che creano maggiore inquinamento acustico, spesso superando i parametri imposti dalla Direttiva 2003/10/CE che stabilisce un limite di esposizione al rumore pari a 80 dB(A). Oltre questa soglia, il rumore è considerato un fattore di rischio e deve essere valutato e ridotto già in fase di progettazione.
Le alternative ai tagliaerba tradizionali rumorosi

L’alternativa alle macchine citate sopra è rappresentata dai tagliaerba a batteria dotati di tecnologie avanzate e caratterizzate da livelli di emissioni sonore significativamente inferiori rispetto alle macchine tradizionali a scoppio. A farvi ricorso non sono più solo i privati – facilitati da spazi verdi più contenuti – ma anche i Comuni. Per tutelare la salute dei lavoratori del verde quanto dei frequentatori di parchi e giardini pubblici, le municipalità tendono sempre più a integrare tecnologia e automazione nella gestione del verde.
Veneto apripista nell’innovazione tecnologica
Un esempio in Italia è rappresentato dal Comune di Padova. Proseguendo lungo un percorso di miglioramento qualitativo del verde avviato nel 2018, nel 2025 la città veneta ha adottato la gestione robotizzata del verde in diverse sue aree. Il provvedimento è stato preso con l’obiettivo di ottimizzare i processi e migliorare l’efficienza e la sostenibilità della cura del verde urbano ed è stato reso possibile grazie alla partnership con Husqvarna.
Il gruppo svedese leader mondiale nella produzione di attrezzature per la cura di boschi, parchi e giardini ha accompagnato l’amministrazione da una prima sperimentazione su uno spazio limitato all’estensione in altre aree cittadine – tra cui il parco in prossimità di una struttura scolastica – e gli spazi verdi di Prato della Valle.
Sull’esempio del Comune di Padova, anche il Comune di Vicenza sta per introdurre un robot tagliaerba Husqvarna per la cura del Parco Querini. Lo spazio verde nel cuore della città sarà trattato riducendo al minimo l’inquinamento acustico grazie a tecnologie automatizzate che possono operare indisturbate e in autonomia 24 ore su 24, 7 giorni su 7. A rendere particolarmente significativa questa introduzione è la prossimità di questa area – grande oltre 120mila metri quadrati – in prossimità dell’Ospedale “San Bortolo”, una struttura che per propria natura richiede un livello di silenziosità più contenuto.
Restando in Veneto ma passando dai giardini pubblici ai parchi naturalistici, anche il Parco Giardino Sigurtà ha puntato su soluzioni robotizzate come quelle proposte da Husqvarna. Pluripremiato negli ultimi vent’anni con oltre 30 riconoscimenti nazionali e internazionali per l’eccellenza delle sue fioriture, il Parco di Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, ha scelto di ottimizzare la gestione dei suoi circa 600mila metri quadrati di verde affidandoli a sistemi non solo più silenziosi, ma anche capaci di abbattere le emissioni dirette e di ottimizzare la forza lavoro, destinandola a compiti più professionalizzanti.
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