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Accra, Ghana - February 11, 2015: Man from electrical waste dump. They use the simplest method to collect copper, alumunium and iron.

In Ghana, la più grande discarica di rifiuti elettronici

Il luogo dove i bit vanno a morire non è certo un colorato aldilà cyber-nerd. È un inferno in Terra e si trova in Africa, precisamente in Ghana. Ha un nome che suona come una maledizione per chi ci vive e ci lavora (e spesso, nel giro di pochi anni, ci muore): Agbogbloshie. Questo luogo, alle porte di Accra, è forse la più grande discarica di rifiuti elettronici al mondo ed è il centro dei traffici legali e illegali di quelli che, con un nome mediatico, sono stati denominati e-waste.

La vita dei dispositivi elettronici

Tecnicamente sono definiti con l’acronimo Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Comprendono svariate tipologie di prodotti: condizionatori e pompe di calore, elettrodomestici, monitor e schermi, lampade, led, pannelli solari, macchine fotografiche, radio, giochi elettronici, computer. Soprattutto telefoni cellulari e smartphone, divenuti ormai il simbolo deteriore dell’obsolescenza sempre più rapida degli oggetti nell’odierna società dei consumi. Uno smartphone, oggi, è quasi un prodotto usa e getta: il suo ciclo di vita medio è attorno ai 20 mesi, dopodiché lo si sostituisce, non importa se ancora funzionante. Ad allungare la vita degli apparecchi elettronici si sta impegnando, almeno in Europa, la direttiva comunitaria sull’Ecodesign, che mira a rendere gli oggetti più duraturi e facilmente riparabili.

Intanto, solo il 20% dell’e-waste globale viene correttamente tracciato e riciclato. Il resto finisce in discarica, spesso prendendo la rotta dell’illegalità per approdare dove l’assenza di leggi e controlli rende più facile liberarsi di rifiuti scomodi e pericolosi. Lontano dalla vista: inesistente.

 

di Giorgia Marino

E-waste Monitor

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