bioplastica | biomolecole ricavate dai reflui caseari

Dai reflui caseari ecco gli imballaggi e packaging in bioplastica

Utilizzare i reflui caseari, privi di elementi tossici e ricchi di proteine, peptidi e lattosio, per la realizzazione di imballaggi e packaging in bioplastica, 100% biodegradabile e compostabile, per la conservazione degli alimenti. È Biocosì, progetto sviluppato nell’ambito del bando della Regione Puglia Innonetwork e finanziato attraverso il Programma Operativo Regionale Por-Fesr 2014-2020. Capofila dell’iniziativa l’Enea, in collaborazione con la start up pugliese EggPlant.

Mozzarelle, tome, latte e yogurt. Alimenti che oltre a soddisfare i palati più esigenti potranno, presto, diventare una risorsa sostenibile per il nostro Pianeta.  Ciò che nei fatti è un “rifiuto” della filiera agro-alimentare riprende valore grazie all’innovazione e genera benefici sensibili in termini di riduzione degli inquinanti e di impatto della plastica nell’ambiente. Secondo gli studi effettuati dalla stessa Enea, infatti, l’83% dei rifiuti in plastica censiti nei mari italiani è costituito proprio da packaging, spesso usa e getta.

«Le biomolecole alla base di BioCosì – sottolinea Valerio Miceli della Divisione Biotecnologie e agroindustria dell’Enea –provengono da uno scarto industriale e non sottraggono terreni all’agricoltura. È un’innovazione ispirata ai principi dell’economia circolare con l’obiettivo ‘zero rifiuti’ a fine processo. Risponde non solo a esigenze di natura etica e ambientale, ma anche a logiche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari».

Il progetto, testato in laboratorio e attualmente in fase di lancio, potrebbe offrire nuovo impulso alla filiera delle bioplastiche. Secondo gli ultimi dati di mercato raccolti da European Bioplastics, la capacità di produzione mondiale nel settore è destinata a raddoppiare nel medio termine, passando da circa 4,2 milioni di tonnellate del 2016 a 6,1 nel 2021. 

Di Stefano Bosco

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