Dalla Polonia al mondo: a Katowice per salvare la Terra con la COP24

L’Accordo di Parigi aveva tracciato un percorso da seguire. Ma, al momento della COP24, il mondo è «totalmente fuori rotta» nella lotta contro il cambiamento climatico. Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, prende la parola durante l’apertura ufficiale del vertice. «Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza, né ci muoviamo abbastanza velocemente, per prevenire un’interruzione climatica irreversibile e catastrofica». Per scongiurare il riscaldamento globale, la società deve drasticamente ridurre le emissioni inquinanti nel minor tempo possibile.

COP24 risponde all’allarme degli scienziati

La Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite ha radunato i rappresentanti di circa 200 Paesi a Katowice in Polonia per dare nuovo vigore all’Accordo del 2015. Due settimane: entro il 14 dicembre dovranno essere stabilite nuove regole per tutelare il pianeta. Si parlerà di come applicare gli impegni, non vincolanti, richiesti dall’Accordo di Parigi, ma anche di come assistere i lavoratori del comparto del carbone travolti dal cambiamento energetico.

Il tempo per agire è poco, dicono gli scienziati. La COP24 è il momento chiave. «E’ questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito» dichiara Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità. Particolarmente vulnerabili sono i bambini, tra i cui ricoveri in ospedale, in Italia, il 12% è legato all’inquinamento. Se non si attuerà un rapido e drastico cambiamento, le temperature, nei prossimi anni, aumenteranno in modo esponenziale, tanto da costringere la popolazione a trascorrere la maggior parte del tempo tra le pareti di casa.

COP24: questioni spinose

Nel corso della COP24, punto critico risulterà, insieme alla già dichiarata uscita dall’Accordo degli Stati Uniti, il destino dei Paesi più poveri. Nonostante siano i meno responsabili del cambiamento climatico, sono i più colpiti dalle sue conseguenze. E, se il costo delle azioni mirate a contrastare il riscaldamento climatico si prospetta elevatissimo, le delegazioni dei Paesi meno sviluppati invocano gli aiuti economici promessi dai Paesi ricchi. Si tratta di cento miliardi di dollari l’anno entro il 2020. È fondamentale che anche dalle zone più povere giungano provvedimenti mirati contro il cambiamento climatico. I grandi numeri delle popolazioni viventi in queste aree del pianeta rendono le loro azioni particolarmente influenti sul bilancio ambientale mondiale.

Il tempo è poco, ma la speranza c’è. Nelle prossime due settimane i rappresentanti dei paesi coinvolti dovranno coordinarsi per cambiare il destino della Terra.

di Giorgia Bollati

Approfondimenti

Per saperne di più, leggi il nostro articolo sulle dichiarazioni dei Capi di Stato.

 

© Riproduzione riservata