Birdgardening: l’importanza dei nidi in città

Capinera, cardellino, cinciallegra, cinciarella, codirosso, fringuello, frosone, peppola, regolo, ciuffolotto… Non è il taccuino di un appassionato di bird-watching, ma solo un elenco, parziale, di alcuni piccoli volatili che frequentano le nostre città. Sono decine di specie che abbiamo ormai disimparato a conoscere. Finché si tratta di distinguere un pettirosso da un piccione, possiamo ancora farcela. Ma se a chiedere le briciole del croissant al tavolino del bar arrivassero un verdone, un lucherino o una cincia mora? Insomma, il cielo metropolitano non è, come spesso si crede, appannaggio esclusivo di passeri e colombi. Così, per ovviare alla palese ignoranza ornitologica del cittadino medio, oltreché per dare una mano a custodire la biodiversità che ancora resiste in ambiente urbano, da qualche anno è arrivato anche in Italia il birdgardening.

Da dove nasce

«È un’evoluzione del cosiddetto birdfeeding, ovvero l’abitudine di dar da mangiare agli uccelli nel periodo invernale, quando hanno più difficoltà a trovare bacche, semi e insetti», spiega Antonio Romagnoli, uno dei pionieri italiani di questa attività e autore del manuale “Come realizzare il giardino degli uccelli” (Arianna ed.). Nata oltre settant’anni fa in Inghilterra (che del resto è anche la patria del bird-watching), la pratica di allestire piccoli spazi, strutture o aree verdi per accogliere e offrire riparo ai volatili ha cominciato a diffondersi in Italia solo una quindicina di anni fa. 

Il valore

«Il birdgardening ha innanzitutto un valore culturale ed educativo – precisa Marco Dinetti di Lipu – Aiuta a riavvicinarsi alla natura e a conoscere le specie che abitano il nostro ambiente. Far capire l’importanza della biodiversità è più facile se si parte da ciò che abbiamo sotto gli occhi. Il compito dell’ecologia urbana è appunto passare dalla dimensione locale a quella globale, permettendo così di avvicinarsi con maggiore sensibilità a fenomeni più ampi e complessi». Non vanno comunque sottovalutate le ricadute concrete. «Intorno alle città c’è sempre meno verde e molti uccelli non sanno dove nidificare. Allestire un giardino o un terrazzo con un habitat adatto può allora contribuire alla conservazione di varie specie. Possono bastare pochi metri quadrati di verde per attirare vari animali, non solo piccoli volatili, ma anche aironi, rospi, libellule, ricci. La città presenta innumerevoli pericoli per queste creature e offrire loro un’oasi al riparo è sicuramente importante per la biodiversità urbana». 

Come creare il birdgarden perfetto

Come fare dunque ad allestire il birdgarden perfetto? «La prima regola è diversificare – continua Dinetti – cercando di rappresentare vari tipi di habitat, dal prato alla boscaglia, all’ambiente acquatico. In terrazzo, si può tenere un sottovaso largo con dell’acqua per far bere gli uccelli; in giardino si può invece costruire un laghetto. Servirà poi una zona lasciata a prato, con erbe che fioriscono per attirare gli insetti impollinatori. Per quanto riguarda la manutenzione, meglio pensare a una gestione diversificata, con una parte più curata da utilizzare per le persone e una in cui la natura possa esprimersi più liberamente». Inutile dire che diversificare è la parola d’ordine anche nella scelta delle piante, con una preferenza però per la vegetazione autoctona, più accogliente per gli uccelli. «Certo, ogni specie ha le sue abitudini e i suoi alberi o arbusti preferiti, ma in generale è bene ricordarsi che la vegetazione deve offrire protezione, sia dalle condizioni atmosferiche che dai predatori, quindi servono chiome folte e rami fitti.- consiglia Romagnoli – L’ideale è alternare sempreverdi, che offrono riparo in inverno, e latifoglie, che fanno ombra d’estate. Senza dimenticare quelle piante che sono fonte di alimentazione, come alberi da frutto o cespugli da bacche». 

I consigli dell’esperto in base alla stagione

Infine, si possono costruire o comprare dei rifugi artificiali, come nidi o mangiatoie. Nelle mangiatoie (da appendere un po’ ovunque, ma lontano dai vetri, pericolosi per i volatili), si lascia il cibo soprattutto in inverno, quando gli uccelli mangeranno volentieri palline di grasso animale o vegetale. «I nidi artificiali andrebbero installati già nella stagione fredda – precisa Romagnoli – così da far abituare gli uccelli, per poi farli tornare a nidificare in primavera. Nella bella stagione, invece, si possono far trovare dei materiali utili alla costruzione dei nidi, come fili di cotone o anche i peli di cani e gatti che rimangono nei denti del pettine quando li spazzoliamo». Mamma uccello costruirà volentieri un rifugio foderato di pelliccia, l’importante è che poi il gatto non torni a reclamarla.

di Giorgia Marino

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