Porte da interno: come scegliere quelle giuste per arredare

Le porte da interno hanno cambiato ruolo e da semplici elementi funzionali sono diventate ormai un oggetto di arredo a tutti gli effetti, con la propria dignità. Scegliere delle porte da interno piuttosto che altre può connotare gli ambienti di un carattere totalmente diverso. «Rispetto al passato, in cui si rincorreva l’omogeneità, oggi sono mutate le tendenze – illustra l’architetto Nicola Brembilla dello Studio Hypnos -. Abbiamo due diversi approcci: enfatizzare al massimo la porta oppure, al contrario, farla sparire. Significa abbandonare un’artefatta omogeneità per enunciare chiaramente una gerarchia».

La porta, insomma, si deve vedere. «Anche nelle soluzioni scorrevoli si tende ad abbandonare il concetto di “scomparsa”, che andava molto anni fa». Per contro, esiste anche la strategia opposta: optare su prodotti filomuro in cui il pannello va a fondersi con la parete, regalando l’illusione, da chiuso, che il muro prosegua senza soluzione di continuità. «Idealmente dovremmo concepire la porta come elemento fatto su misura e personalizzato – illustra Brembilla -. Ad esempio l’anta si può intonacare o si può rifinire in modo unico e naturale».

Attenzione però: una porta si deve anche usare, dunque deve essere resistente. «Dal punto di vista meccanico abbiamo fatto molti passi avanti – spiega l’architetto -. Si tenga però presente che, nel tempo, nella parte bassa l’anta tende a prendere calci e pedate». Un rischio che le soluzioni scorrevoli corrono meno.  Ma anche qui bisogna valutare con grande attenzione, in fase progettuale, quali componenti meccaniche scegliere. «Fino a una decina di anni fa era un dramma – ricorda Brembilla –  le porte si bloccavano moltissimo. Ora le cose vanno meglio, anche se ripeto: dimensionare i pesi è fondamentale, altrimenti si rischia di far cedere la struttura».

Legno (parlavano di porte da interno in questo materiale in questo articolo), vetro, metallo: la scelta è ampia. «Il mercato purtroppo offre anche moltissimi materiali fasulli – avverte l’esperto -. Nei processi industriali si sacrifica molto la qualità. Per esempio sono poche le ditte che utilizzano vernici naturali ad acqua: si preferisce avere la sicurezza sulla lavabilità». Infine, un consiglio: «Mai sottovalutare la maniglia, è un grave errore. Spesso è l’unico elemento che tocchiamo, e va valorizzata. Anche qui, puntiamo su materiali di qualità: ad esempio l’acciaio inox, che tuttavia è un po’ costoso, o il ferro. Noi proponiamo anche soluzioni in cuoio, molto resistenti. Trovo che il materiale naturale abbia degli anticorpi che le produzioni industriali, nella loro apparente perfezione, non hanno. E il passare del tempo può essere il loro tallone d’Achille».

di Paola Addis e Lorenzo Bernardi

 

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