Wang Shu: l’architetto artigiano

Per comprendere la filosofia che anima il suo lavoro, basta fare riferimento a una delle sue opere più note, cioè il Museo di Storia di Ningbo. Qui, i mattoni delle facciate sono in gran parte di recupero. Provengono dalle case, che un tempo sorgevano nei dintorni e che sono state demolite, per fare spazio a nuovi agglomerati urbani.

Wang Shu è il fondatore dello studio Amateur Architects e s’interessa all’architettura tradizionale per reinterpretarla. Studia le tecniche utilizzate nel passato e ne ripensa le possibili applicazioni future. Ricerca gli artigiani e li valorizza. Insegna tutto questo ai suoi studenti. La sua architettura riflette e commenta, nella propria presenza, l’assenza di identità delle nuove espansioni, che caratterizzano gran parte della Cina contemporanea.

 

Cosa significa essere “Amateur Architects” oggi?

L’architettura “Amateur” ha un significato concettuale, legato alle modalità intrinseche con cui si sceglie di esercitare la professione. Si tratta di una posizione di resistenza verso le attività proprie del fare architettura contemporanea.

Cioè verso quell’atteggiamento, che tende a separare le proprie competenze dalla natura, dalle costruzioni spontanee e artigiane. E che si basa, invece, su un mondo semplificato e concettualizzato, diverso dal mondo reale.

 

Ho letto che per lei “La memoria è più profonda dei simboli”. Cosa intende?

Che conta saper cogliere ciò che, in apparenza, pare privo di significato. L’inizio dei miei lavori non riguarda mai qualcosa di importante, ma di interessante.

 

Quanto è importante l’artigianalità nella sua architettura?

L’architettura Amateur deve relazionarsi con gli oggetti. Si tratta di un’attività del corpo, che inizia dall’operosità delle mani. La praticità artigiana sta alla base del fare architettura. I corsi che i miei studenti devono seguire sono calligrafia e falegnameria.

 

Su quali progetti è impegnato al momento?

Al momento il nostro studio è impegnato principalmente su due tipologie di costruzioni.

La prima è il museo, tema che abbiamo iniziato a sviluppare a partire dal progetto sulle colline vicino a Ningbo. Abbiamo un lavoro in corso, che sarà pronto la prossima primavera. A partire dall’incarico professionale ottenuto, stiamo ragionando su come un approccio “Amateur” possa affrontare e risolvere questo tipo di opera.

Stiamo, inoltre, lavorando al recupero e allo sviluppo dei villaggi tradizionali. Gli architetti cinesi raramente partecipano a questo tipo di costruzioni, perché in genere il loro sviluppo è legato all’iniziativa spontanea dei contadini locali.

Nelle zone periferiche di Hangzhou, stiamo portando a termine il recupero di un villaggio, che per noi rappresenta un prototipo per interventi futuri. Un’ottima occasione per imparare.

 

 

 

DI LORENA ALESSIO

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