Una casa pratica: progetto “smontabile”

Varcando la soglia del Forest Lodge ci si accorge che il feeling con l’ambiente circostante rimane intatto pur entrando in una casa pratica. Senza brusche cesure o cambi di prospettiva. Perché nella casa immersa tra gli alberi del New Forest National Park, in Hampshire, il bosco è protagonista anche all’interno. Lo studio inglese PAD, che ha sede a Lymington e si occupa principalmente di progetti sostenibili, ha disegnato gli ambienti in modo tale che ogni dettaglio contribuisca a questo effetto: i colori tenui degli arredi e dei rivestimenti, le superfici lisce e i materiali naturali. Tutto è stato pensato per alleggerire, fino a rendere quasi invisibili le barriere tra natura e artificio, tra casa e bosco. A risaltare, anche all’interno, sono i colori dei tronchi, delle foglie, dei fiori e del prato, incorniciati dalle grandi vetrate come quadri che racchiudono scene di paesaggio. Così, ovunque ci si muova e ovunque si sosti nell’abitazione, lo sguardo è attratto dalla natura. Del resto, la scelta degli architetti di inserirsi nella foresta “in punta di piedi” è l’essenza stessa del progetto. Il lodge è una mobile home, un’abitazione trasportabile e prefabbricata. La sua struttura, completa di rivestimenti e arredi fissi, è divisibile in due parti, che sono state montate altrove e trasportate intere sul sito. Da una parte, la casa rispetta le norme che vietano le costruzioni edilizie all’interno dell’area naturale protetta e le regole stabilite per le abitazioni mobili dal Caravan Act del 1968.

Esigenze di vita e naturali

Dall’altra, risponde all’esigenza della famiglia Matthews (i committenti) di soggiornare in un’abitazione che trasmetta un senso di permanenza e solidità, dopo circa quindici anni trascorsi in una roulotte posta al centro della loro proprietà nel parco.

Nasce da qui, da questo incontro tra opposti, la ricerca di un’integrazione quasi perfetta tra natura ed edilizia.

L’idea di base, semplice ma efficace, è stata quella di concepire la casa come parte integrante del contesto. I progettisti hanno insistito sul contatto visivo e la continuità tra interni ed esterno, dando vita a uno spazio permeabile, il più possibile senza confini. Le pareti definiscono il perimetro di un volume che è una sorta di osservatorio, una camera ottica capace di disegnare nuove inquadrature sulla natura circostante.

Gli opposti si incontrano

L’involucro esterno è quasi interamente vetrato, anche in corrispondenza degli spazi di distribuzione, tanto che lo stretto corridoio laterale di accesso alle camere è quasi una passeggiata nel parco. Dentro un perimetro che misura, in pianta, 6,8 metri per 20, l’abitazione ospita due stanze da letto e uno spazio comune con funzioni di living, cucina e sala da pranzo. Le diverse aree della zona giorno sono divise principalmente dagli elementi di arredo. Sull’unico setto che si frappone tra la cucina e il living trovano collocazione, da un lato, la cappa di aerazione della cucina; dall’altro, la parete attrezzata con televisione e infine, lateralmente, la stufa a legna in ghisa.

Spazio: la chiave per una casa pratica

Lo spazio fluisce in senso longitudinale e tutto, negli interni, contribuisce a sottolineare questa continuità. Ci sono i listelli di quercia che corrono paralleli sul pavimento e sul soffitto e le superfici lisce del rivestimento esterno dei mobili della cucina. Ma c’è anche la natura incorniciata alla fine del corridoio, quasi a sottolineare che la casa è di per se stessa uno spazio passante, una sosta lungo un cammino nel parco. E se la parola d’ordine è “fluire” ne consegue che gli arredi sono stati scelti con linee sottili, che non inseriscono barriere visive, e ovunque possibile sono stati sospesi, dai pensili della cucina, montati in alto, sopra il filo delle finestre, per permettere alla luce di fluire all’interno e alla vista di spaziare fuori, dai sanitari fino al letto, che ancora una volta sottolinea nella testiera in legno grezzo la ricerca di una connessione tra natura e abitare.

Un’attenta ripartizione degli spazi

Per ripartire gli spazi, per ospitare gli impianti e per realizzare gli arredi fissi di contenimento (armadi e librerie) sono stati usati setti che dividono trasversalmente l’edificio.

Progettato con questi presupposti, il Forest Lodge non poteva che essere pensato per soddisfare anche gli standard della “casa passiva”. Sul tetto ci sono pannelli fotovoltaici che permettono la produzione di acqua calda, riscaldamento ed energia elettrica in quasi totale autonomia. Un altro modo per tagliare fuori il resto del mondo e ritagliarsi un angolo di pace in armonia con l’ambiente. D’altra parte sarebbe difficile non sentire la natura parlare, in un luogo come questo.

 

 

 

 

 

A cura di Francesca Filippi

foto di Nigel Rigden

© RIPRODUZIONE RISERVATA