Sognare e costruire senza confini

Designer e architetto italiano, Michele de Lucchi ha lavorato con Ettore Sottsass per Olivetti, ha realizzato progetti architettonici in Italia e nel mondo, tra cui edifici residenziali, industriali, direzionali e culturali. Ha curato allestimenti espositivi per musei come la Triennale di Milano, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Neues Museum di Berlino e la Galleria d’Italia Piazza Scala a Milano.

In Georgia ha sviluppato architetture per committenze private e pubbliche, come il Ministero degli Affari Interni e il Ponte della Pace a Tbilisi.

Recentemente sono stati inaugurati diversi suoi progetti studiati per la città di Milano: i padiglioni per Expo Milano 2015 (Padiglione Zero, Expo Center e Padiglione Intesa Sanpaolo), l’Unicredit Pavilion in piazza Gae Aulenti e l’allestimento museografico della Pietà Rondanini nell’Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco. Per il Salone del Mobile 2015 ha ideato e disegnato “La Passeggiata” per Workplace3.0, dedicata all’ambiente di lavoro. Dal 2008 è Professore Ordinario presso la Facoltà del Design al Politecnico di Milano. Michele De Lucchi, inoltre, è uno dei volti di Ambassador per Expo Milano 2015.

L’Expo è in corso e l’architetto De Lucchi ha partecipato in modo attivo. Cosa ne pensa?

È un film. è un bellissimo film. Ci sono 130 nazioni che si mettono insieme e che cercano di esprimere un’idea, una suggestione,un’ispirazione su quello che è più importante, oggi, per tutta l’umanità. Un’occasione per presentare e per far vedere su un palcoscenico che non ha confini nazionali quello che stiamo facendo e quello che stiamo sognando per la nostra esistenza: nutrire il pianeta.

Nello specifico, pensando alle sue realizzazioni per l’Expo, come è riuscito a coniugare il costruito con i cardini della tutela dell’ambiente?

Le costruzioni sono senza fondazioni e non hanno bisogno di essere fissate al suolo. Questo le rende teoricamente smontabili e ricostruibili. Una valida soluzione da sviluppare in futuro. Non possiamo pensare di smettere di costruire e di cercare soluzioni per abitare meglio il pianeta.

Contributo importante anche in occasione del Salone del Mobile. All’interno dei padiglioni di Workplace3.0, infatti, è stata ospitata “La Passeggiata”, una grande installazione dedicata all’ambiente di lavoro. Il progetto nasce dall’idea che l’ufficio del futuro debba essere privo di convenzioni e creatore di novità ed è una metafora sull’importanza del non stare fermi, anche in ufficio. Da dove nasce questa idea?

È importante trovare ogni giorno una ragione per andare in ufficio, e questa può essere il costruire e mantenere delle relazioni umane con colleghi, clienti, datori di lavoro. Torna il discorso sull’importanza del lavoro come opera di gruppo e non del singolo. E, perciò, del luogo di lavoro come una palestra attrezzata per allenare la mente. Lavorare in un posto comodo permette anche di lavorare meglio. Anche la psicologia negli ultimi anni ha studiato l’ambiente lavorativo, perché le potenzialità sono enormi: gli uffici di oggi non hanno niente in comune con quelli di trenta-quarant’anni fa.