Share economy: trasporti condivisi

Per un’azienda nell’epoca della share economy, risparmiare energia non significa solo utilizzare i led al posto delle lampadine tradizionali, differenziare i rifiuti, utilizzare i pannelli fotovoltaici e investire su fonti di energia rinnovabile. La bilancia dei consumi si può equilibrare anche favorendo forme di mobilità pulita per i dipendenti. È chiaro, infatti, che la modalità con cui i dipendenti raggiungono il proprio posto di lavoro incide sui costi ambientali della produzione. Più il mezzo di trasporto usato è pulito, più il conto energetico della fabbrica sarà positivo.

Nuovi incentivi aziendali

share economyMolte imprese hanno già sperimentato forme di incentivo per i lavoratori che scelgono di ridurre i consumi attraverso forme di mobilità pulita. Un bilancio delle iniziative più interessanti è stato stilato, nelle scorse settimane, durante un convegno a Bolzano, che ha fatto il punto sulle best practice a livello europeo, sia nelle realtà private che nelle amministrazioni pubbliche.

In Italia: storie di successo

Non mancano i casi italiani di successo. Il gruppo Iveco, ad esempio, ha abbattuto di 60 tonnellate in un anno il consumo di CO2 da parte dei dipendenti dello stabilimento altoatesino. «Abbiamo chiesto ai nostri lavoratori di compilare un questionario – spiega il mobility manager, Andrea Iocco –. Da questa indagine è emerso che il 48% dei lavoratori si recava al lavoro con l’auto privata in estate, percentuale che saliva al 54% in inverno. Appena il 18% usava, al contrario, la bici, con un aumento al 25% in estate».

Alla luce di questi dati, la società ha aumentato i parcheggi coperti per le biciclette , ridotto i posti auto e lanciato una rete di car pooling, tramite la intranet aziendale. «In un anno, sono arrivati i primi risultati – racconta il manager –. Le iscrizioni al car pooling sono cresciute del 20% e l’8% in più dei dipendenti ha scelto la bicicletta».

Telecom e la share economy

Anche il gruppo Telecom, da anni, propone strategie di mobilità pulita per i propri lavoratori. Per agevolare il tragitto casa-lavoro è stata realizzata a Torino, Milano, Genova e Roma un’area “Intranet Mobility”. In questo modo, viene favorita la possibilità di utilizzo condiviso di autovetture, in aggiunta alle navette aziendali, attivate in 15 sedi con circa 315 corse giornaliere.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, come spesso accade, la situazione all’estero è migliore rispetto a quella dell’Italia. Nel nostro Paese, non mancano, però, esperienze positive, come quella del distretto della ceramica, nel modenese, che ha messo a sistema un rete chilometrica di piste ciclabili.

All’estero, sempre primi

I primi della classe sono comunque Oltreconfine. In Francia, Olanda, Danimarca e in Germania. In quest’ultima nazione, lavora la E-mobil Bw, l’agenzia di innovazione dello Stato del Baden-Wuerttemberg, incaricata di creare e potenziare i sistemi di mobilità elettrica. «Il nostro lavoro – spiega Michael Ruprecht di E-mobil – mira a promuovere la transizione verso energie alternative, a far avanzare l’industrializzazione e l’introduzione nel mercato di soluzioni di mobilità sostenibile, capaci di coinvolgere partner nel mondo del business, della ricerca e delle autorità pubbliche». La sfida, insomma, è promuovere servizi di mobilità elettrica, a costi competitivi e con una rete di opportunità in grado di rendere la scelta non elitaria, ma alla portata di tutti coloro che desiderano scegliere in modo green.

 

 

a cura di Mariachiara Giacosa

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