Dire no al rumore

I materiali antirumori ci consentono di trasformare la casa in un guscio protettivo nei confronti del frastuono che, soprattutto in certe situazioni urbane, è oggi una delle prime fonti di inquinamento. L’uomo, che non ha la capacità fisiologica di isolarsi dal rumore come si isola dalla luce chiudendo gli occhi, sente il bisogno di proteggersi dai suoni quando diventano molesti, un insieme di vibrazioni sonore che corrispondono a delle variazioni della pressione dell’aria. I primi mezzi che permettono di poter gestire meglio il rumore all’interno degli edifici sono legati alla costruzione, alle sue caratteristiche acustiche e a quelle dei materiali che la compongono.

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Per quanto riguarda le pareti, le grandezze di riferimento sono il potere fonoisolante degli elementi di separazione tra ambienti e l’isolamento acustico di facciata. Per i pavimenti si parla di livello di calpestio. Ma quali sono i tipi di rumore dai quali, in un ambiente chiuso, dobbiamo proteggerci? L’acustica architettonica li definisce in alcune categorie: rumori aerei esterni (ad esempio, il traffico); rumori aerei interni (conversazione, televisori…); rumori d’urto (caduta di oggetti, calpestio…); rumori di attrezzature (ad esempio, l’ascensore).

di Paola Pianzola (riproduzione vietata)