Il riciclo dei quotidiani: verso la rinascita

Lo smaltimento dei rifiuti nel nostro Paese rappresenta un problema. Le discariche in molti casi, anche senza citare le più tristi e note emergenze, sono insufficienti e dentro l’indifferenziata finiscono scarti “preziosi” che potrebbero essere recuperati per tornare a nuova vita e generare un ciclo prezioso di recupero, oltre che reddito per le Amministrazioni Comunali. In alcune regioni i cittadini sono maggiormente sensibili e sensibilizzati dalle Istituzioni, in altre regna l’indifferenza al problema e una scarsa consapevolezza di quanto valore abbia la raccolta differenziata che inizia tra le mura domestiche. Nelle grandi città del Centro e del Sud Italia è ancora forte il pregiudizio che serva a poco separare gli scarti in casa se dopo il conferimento al cassonetto non segue un corretto processo di recupero. A Roma in particolare. La realtà, però, alcune volte supera in positivo le aspettative. E’ quanto abbiamo scoperto compiendo un viaggio nel circuto del riciclo della carta. A guidare i nostri passi, Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, nato nel 1985 dalla volontà di un gruppo di aziende del settore cartario interessate a promuovere il concetto di “imballaggio ecologico”.

Prima tappa: centro trattamento

Il nostro viaggio alla scoperta del “ciclo del riciclo” inizia dal cassonetto. L’auto si ferma e il conducente scarica due buste: una finisce nella indifferenziata, l’altra contiene diverse tipologie di rifiuti che vengono accuratamente separati: bottiglie e vasetti di plastica vuoti, contenitori della frutta, tetrapack di vari prodotti. Il cassonetto della carta straborda e siamo solo in un quartiere poco popolato della periferia Nord di Roma. Dopo pochi minuti, però, arriva il camion rosso dell’Ama che carica i due cassoni bianchi. Inizia il cammino della carta usata. La prima tappa sarà la piattaforma Ricicla Centro Italia, sulla Prenestina. A seguirlo insieme a Casa Naturale è Sara Dello Ioio di Comieco. Qual è il percorso del rifiuto da quando viene conferito al cassonetto all’impianto che lo trasformerà in nuova carta? Carta, cartone e cartoncino provenienti dalla raccolta differenziata e da scarti di lavorazione costituiscono la carta da macero (quindi imballaggi prima di tutto ma anche, giornali, riviste, dépliant, libri, ecc). Il cittadino, con la raccolta differenziata di tutti i giorni, separa carta e cartone e la deposita negli appositi cassonetti; il Comune organizza il servizio di raccolta e il trasporto verso le piattaforme di selezione, dove subiscono, sia meccanicamente sia manualmente, una prima selezione per tipologia e dove vengono tolte le impurità più rilevanti (ad es. sacchetti di plastica, cellophane, residui metallici ecc). Questa fase si conclude con la pressatura della carta e del cartone in grandi balle che vengono successivamente inviate alle cartiere che produrranno nuova carta. Il processo in cartiera dà forma a grandi rotoli di materiale riciclato pronti per essere inviati alle cartotecniche, che li lavoreranno su commessa per produrre nuovi imballaggi o nuovi prodotti in carta, ma anche molte altre cose: dagli arredi a pezzi di design. E il “ciclo del riciclo” ricomincia. In che stato deve essere un rifiuto di carta perché il processo di riciclo sia ottimale? Premesso che tutta carta e cartone si possono riciclare quasi sempre, in generale, basta un po’ di buon senso. Non bisogna mettere nel contenitore per la raccolta di carta e cartone materiale con impurità (per esempio, nastro adesivo, punti metallici, plastiche, vetro, ecc) o residui di cibo (l’esempio classico è il cartone della pizza, che se molto sporco non viene riciclato). Più il cittadino fa la raccolta differenziata e conferisce correttamente, meglio funziona il sistema di riciclo. Come possiamo sfatare il mito molto diffuso tra i cittadini meno ecosensibili che “non serve fare la raccolta”? Fare la raccolta differenziata, oltre che un gesto civico e responsabile verso l’intera comunità, fa bene a tutti noi, oltre che all’ambiente. Nel 2012 in Italia sono state raccolte in convenzione 1,6 milioni di tonnellate di carta e cartone, a fronte di 94 milioni di Euro erogati ai Comuni, segno tangibile che la raccolta differenziata di carta e cartone può portare a notevoli vantaggi economici per gli enti locali, soprattutto in questo momento di difficoltà nel reperire risorse. Il riciclo di carta e cartone, insomma, è un vero fiore all’occhiello della green economy italiana: considerando occupazione e l’indotto, il valore della materia prima generata dal riciclo e i mancati costi di smaltimento, i benefici economici che il sistema ha prodotto nel 2012 sono pari a 405 milioni di euro (dal 1999 al 2012, il beneficio netto complessivo è di 4,3 miliardi di euro). Dal 1999 al 2012, grazie ai risultati della raccolta differenziata, si è evitata la costruzione di ben 270 nuove discariche, 22 solo nel 2012.

Seconda tappa: La cartiera

Siamo sulla Tiburtina, a Tivoli, Frazione Villa Adriana, dove c’è una cartiera pronta a ricevere la carta selezionata nella Piattaforma del primo trattamento. Chiediamo a Sara come procede il cammino dei cartoni che stiamo seguendo. In che stato è la carta che arriva nella cartiera? Carta e cartone giungono pressati in grandi balle. Si tratta di un processo industriale che ha degli impatti ambientali considerevoli? La filiera della carta è impegnata da anni nel miglioramento della gestione delle risorse in un’ottica di riduzione sia per rispondere ad esigenze economico-aziendali che a quelle del mercato. Le materie prime per la produzione di carta e cartone in Italia sono per oltre il 50% carta da macero: questa prevalenza rispetto alla fibra vergine riflette lo sviluppo e l’efficacia delle operazioni di raccolta e riciclo di carta e cartone che, di fatto, prolungano la vita della cellulosa e contribuiscono all’approvvigionamento di materia prima del comparto produttivo. Le buone pratiche dell’industria cartaria sono distribuite lungo tutta la filiera, a partire dell’uso di macero in cartiera che porta a benefici quantificabili in termini di riduzione dell’uso di risorse, di acqua e di energia. L’acqua rimane il motore del processo di formazione della carta ed è da sempre al centro dell’attenzione delle aziende, volte a ottimizzare l’uso e il riciclo. Se nel 1970 occorrevano 100mc di acqua
per produrre 1t di carta, oggi ne bastano 28 (di cui per il 90% acqua di riciclo). Attualmente il settore produce più della metà dell’energia elettrica e del calore di cui necessita, quasi esclusivamente utilizzando la fonte combustibile fossile meno impattante, ovvero il gas naturale. Una quota minore, pari all’1,8% dell’energia elettrica prodotta, è invece ottenuta da centrali idroelettriche o fotovoltaiche. Tra le linee di indirizzo perseguite dai produttori di carta e cartone verso la sostenibilità, l’alleggerimento dei materiali ha portato a risultati molto significativi. L’impegno verso l’efficienza dei produttori di cartone ondulato, che rappresenta il 70% degli imballaggi immessi al consumo, ha permesso di raggiungere una grammatura media di 565 g/ m2 nel 2012, quando nel 1997 era di 609 g/m2. Un risultato importante che comporta vantaggi non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello sociale ed ambientale La carta che esce dalla cartiera è dello stesso tipo o è destinata ad usi diversi? In cartiera si producono diverse tipologie di carta in funzione della tipologia di imballaggio cui sono destinate.

Consigli per lo smaltimento dei quotidiani

  1. Selezionare correttamente carta e cartone togliendo nastri adesivi, punti metallici e altri materiali non cellulosici (ad es. il sacchetto in cellophane che avvolge le riviste).
  2. Appiattire le scatole e comprimere gli scatoloni per ridurre gli imballi grandi in piccoli pezzi.
  3. Non abbandonare fuori dai contenitori carta e cartone.
  4. Non buttare la carta insieme al sacchetto di plastica usato per trasportarla fino al contenitore.
  5. Non mettere nella raccolta differenziata gli imballaggi con residui di cibo o terra perché generano cattivi odori, problemi igienico sanitari e contaminano la carta riciclabile.
  6. Non conferire nella differenziata i fazzoletti di carta usati: sono quasi tutti anti-spappolo e quindi difficili da riciclare.
  7. Non buttare gli scontrini con la carta: i più comuni sono fatti con carte termiche i cui componenti reagiscono al calore generando problemi nelle fasi del riciclo.
  8. La carta oleata non è riciclabile (es. carta per affettati, formaggi e focacce).
  9. Non gettare nella raccolta differenziata la carta sporca di sostanze chimiche (es. vernici, solventi etc.) perché contamina la carta riciclata.
  10. Seguire sempre le istruzioni del Comune per fare correttamente la raccolta della carta: alcuni, per esempio, raccolgono con la carta anche il cartone per bevande (es. Tetra Pak), altri no.

Le fasi di lavorazione

Spappolamento: In cartiera i maceri vengono gettati nella vasca piena d’acqua di un apposito macchinario, chiamato “pulper” (“spappolatore”), che separa fra loro le fibre. Sul fondo del pulper potenti pale rotanti creano un moto vorticoso che provoca lo sfaldamento del materiale cartaceo introdotto, riducendolo in fibre elementari. Il prodotto finale si chiama “sospensione” e consiste in una poltiglia di fibre in sospensione acquosa.

Formazione del foglio: Le fibre vengono depositate su una tela di formazione sulla quale prende vita il nuovo foglio di carta.

Trattamento dei maceri: La pasta così ottenuta deve essere sottoposta ad alcuni trattamenti specifici per eliminare tutti gli eventuali materiali estranei ancora presenti, la cui presenza può creare problemi produttivi e condizionare la qualità del prodotto finito.

Asciugatura: Il foglio di carta creatosi viene per fasi successive “strizzato” con l’ausilio di presse e rulli e, quindi, asciugato con l’aggiunta di calore.

Raffinazione: La prima fase è quella della “raffinazione”: lo scopo principale è legare bene le fibre tra loro per sviluppare solidità e resistenza del foglio. Le fibre subiscono un’azione di frusta e poi taglio, per renderle più elastiche e più flessibili; inoltre sulle loro pareti cellulari compaiono sottili filamenti chiamate “fibrille”. In questo modo, dato che aumentano i punti di contatto tra fibra e fibra, nella successiva fase di formazione del foglio le caratteristiche di resistenza meccanica verranno esaltate.

Produzione della bobina: Il foglio di carta creato viene arrotolato a formare una grossa bobina che viene successivamente inviata al produttore di scatole.

 

di Floriana Morrone
foto Corrado Bonomo