Efficienza energetica e consumi zero: Passivhaus

Hanno consumi energetici quasi nulli, un’elevata efficienza energetica, e sono praticamente privi di impianti di riscaldamento e raffrescamento: quindi, i costi di gestione sono “leggeri”.

Inoltre, garantiscono elevati livelli di comfort abitativo: qualità dell’aria tramite ricambio continuo tra interno ed esterno, assenza di muffe e condense, ambienti luminosi, azzeramento dei ponti termici. Dal punto di vista estetico sono belle, perché simili alle abitazioni di tipo tradizionale. Sono le Passivhaus, termine tedesco che identifica uno standard di costruzione e segue precisi parametri, stabiliti oltre trent’anni fa dai fisici Wolfgang Feist e Bo Adamson.

Progetti ad alta efficienza energetica

Nel mondo se ne contano circa 50mila, la maggior parte in Germania e in Austria. In Italia sono circa una trentina i progetti certificati, tra cui una delle pochissime case Passivhaus Plus al mondo; una quarantina quelli in fase di certificazione.

Sfogliando i progetti, si trovano rappresentate tutte le tipologie costruttive: asili, alberghi, ville mono o plurifamiliari, scuole.

Perché Passivhaus identifica un concetto di costruzione, testato e testabile, che può essere applicato da chiunque, ovunque e per qualsiasi utilizzo.

«Lo standard Passivhaus è uno dei protocolli che vanta più storia in termini di anni e, quindi, più disponibilità di dati, che permettono di confrontare i consumi reali con quelli previsti in fase progettuale, evidenziando sempre una corrispondenza notevole fra teoria e pratica», spiega Francesco Nesi, direttore dell’istituto di ricerca Zephir, che dal 2011 rappresenta in Italia il Passivhaus Institut e attribuisce le relative certificazioni agli edifici.

Adatte anche ai climi mediterranei


La fascia climatica non è un ostacolo, perché il protocollo funziona, con i dovuti adeguamenti, a tutte le latitudini e le costruzioni presenti sul nostro territorio, dal Trentino alla Sicilia, lo dimostrano. «Nelle aree a clima caldo-temperato e caldo, l’involucro edilizio di una Passivhaus dovrà non solo garantire la riduzione delle perdite di calore verso l’esterno e lo sfruttamento dei guadagni di energia solare in inverno, ma anche assicurare la protezione dall’irraggiamento solare estivo e soprattutto il controllo e lo smaltimento degli apporti di calore gratuiti interni», chiarisce Nesi. Strategie estive, come una buona ventilazione naturale, un notevole ombreggiamento passivo, dato dalle ombre autoportate, da alberi a foglia caduca e sistemi di schermature, uniti a una buona coibentazione, specialmente in copertura, permettono di adattare l’approccio Passivhaus al clima mediterraneo.

Ogni singolo elemento – involucro, infissi, impiantistica – deve rispondere a un unico obiettivo: l’efficienza energetica. Che, peraltro, si ottiene senza quasi ricorrere ai sistemi di riscaldamento e raffrescamento tradizionali. Il fabbisogno termico per il riscaldamento non deve superare i 15 kWh per mq l’anno, 10 volte meno rispetto a una casa tradizionale, mentre l’energia primaria per l’acqua calda sanitaria, l’energia elettrica e la corrente elettrica ausiliaria deve mantenersi al di sotto dei 120 kWh per mq l’anno.

Per ottenere la massima efficienza, in fase di progettazione, tecnici e professionisti si affidano al programma PHPP (Pacchetto di progettazione Passivhaus), che attraverso un calcolo ottimizzato simula le condizioni reali di temperatura esterna e interna e, di conseguenza, pianifica gli interventi necessari e le possibili migliorie in corso d’opera.

I costi dell’efficienza

«Sotto l’aspetto dei costi, in generale si può dire che per piccoli edifici come case isolate o duplex, una Passivhaus richiede, rispetto a una casa tradizionale, un investimento del 10% in più, mentre per case a schiera ed edifici plurifamiliari siamo intorno all’8% e, per i grandi edifici, al 5%», chiarisce Nesi. Il fattore chiave sta in una progettazione attenta e coerente: «Spessori di coibentazione più elevati possono effettivamente far lievitare le spese, ma il prezzo dei materiali aggiuntivi rimane generalmente contenuto e anche i costi di messa in opera non aumentano significativamente». Tirando le somme, si può dire che le Passivhaus non sono necessariamente più costose delle case tradizionali; a oggi la spesa complessiva media di un edificio, compresi gli oneri di gestione, può essere addirittura inferiore rispetto a una nuova costruzione.

Riqualificare in chiave energetica conviene sempre

Lo stato del nostro patrimonio immobiliare non è confortante se si pensa che in Italia, ogni anno, la percentuale di nuova edificazione è inferiore all’1% degli immobili esistenti. Ciò significa che, nei prossimi decenni, la maggior parte delle persone in Italia continuerà a lavorare e ad abitare in vecchi immobili. E, considerando che i costi di gestione sono maggiori rispetto a una nuova costruzione, non c’è che una via per risparmiare: riqualificare l’esistente in chiave energetica.

Spiega ancora Nesi: «Da qualche anno è stato introdotto lo standard di certificazione EnerPHit per le ristrutturazioni, che può avvenire in un’unica fase o mediante una procedura step-by-step, andando a progettare la ristrutturazione per stadi progressivi». Questo standard, già applicato nel nostro Paese (oltre che a livello internazionale), può portare a risparmiare fino al 90% del fabbisogno energetico per il riscaldamento, esattamente come in una abitazione Passivhaus di nuova costruzione. Inoltre EnerPHit si adatta perfettamente all’integrazione con energie rinnovabili, in quanto il ridotto fabbisogno residuo dopo la ristrutturazione può essere in gran parte coperto da fonti rinnovabili ed energia pulita, avvicinandosi così progressivamente al concetto NZEB (edifici a energia quasi zero). Non solo: se si analizzano i costi aggiuntivi dovuti all’impiego di componenti Passivhaus, ci si accorge che sono generalmente ridotti; al contrario, il valore del fabbricato aumenta notevolmente.

Quindi ristrutturare i vecchi edifici risulta economicamente vantaggioso da tutti i punti di vista.

I nuovi standard di efficienza

Il Passive House Institute ha introdotto due nuove categorie per la certificazione degli edifici: in aggiunta alla consolidata Passivhaus Classic, sono state strutturate le classi Plus e Premium pure, che prendono in considerazione anche la “Primary Energy Renewable” (PER). Il fabbisogno di energia primaria per tutte le categorie resta al di sotto della soglia di 15 kWh/ m²a: quello che farà la differenza saranno i consumi elettrici in relazione all’energia rinnovabile autoprodotta. Nel caso della categoria Passivhaus Classic questo valore dovrà attestarsi attorno ai 60 kWh/(m²a).

Per ottenere la certificazione Passivhaus Plus questo valore dovrà essere di 45 kWh/(m²a) e di 30 kWh/(m²a) per la categoria Premium.

 

 

 

a cura di Lia Mantovani

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