Ecozema: il bio della plastica

Ecozema: il bio della plastica

Alla fine degli anni ‘90 Ecozema produceva e commercializzava prodotti per il bucato rivolgendosi prevalentemente al mercato della grande distribuzione in Italia e all’estero. Dal 2000 inizia a manifestarsi una crisi che porterà ad una contrazione dei consumi con conseguente riduzione dei volumi. Questo scenario ha imposto delle scelte strategiche da fare. Conoscenze ed esperienze fatte nel mondo dei rifiuti hanno spinto il titolare a investire nella direzione dell’ecosostenibilità. L’azienda decide allora di sfruttare l’esperienza di 50 anni di stampaggio ad iniezione, per realizzare prodotti che potessero essere a supporto della gestione dei rifiuti solidi urbani. Inizia un processo di ricerca e sviluppo indirizzato al mondo delle bio-plastiche, ritenendole un settore in forte sviluppo per l’apporto che esse potevano dare alla soluzione della frazione organica dei rifiuti.

Intervista a Armido Marana di Ecozema: etica e tecnologia

La storica azienda del vicentino, prima in Italia ad aver portato le stoviglie realizzate in mater-bi anche nella grande distribuzione, è stata la prima a credere alla campagna Insieme per un consumo consapevole. I fondi raccolti serviranno a sostenere azioni concrete di informazione e sensibilizzazione in Italia, sui temi del consumo consapevole (eventi culturali, mostre, proiezioni, incontri nelle scuole, approfondimenti sul sito della campagna e molto altro). Ne abbiamo parlato con il titolare di Ecozema, Armido Marana.

Come sintetizza la sua esperienza imprenditoriale?
Si tratta di un’intuizione avuta osservando il problema che incontrava la Raccolta Differenziata, in occasione di grandi eventi o di mense pubbliche, in cui i resti di cibo venivano conferiti insieme alla plastica monouso, pregiudicando la qualità della raccolta e obbligando lo smaltimento in discarica o attraverso l’incenerimento. Ciò determina un grosso impatto, sia ambientale che economico, in quanto si aumenta notevolmente l’emissione di CO2 con un processo estremamente costoso. Il tutto a carico della collettività. Dall’idea alla realizzazione, ha contato molto il fatto che esisteva già un’attività imprenditoriale di manifattura con una notevole esperienza commerciale, logistica, produttiva e di ricerca e sviluppo. Da tutto ciò la selezione dei partner e delle materie prime da impiegare: bioplastiche e materiali compostabili.

Oltre al prodotto eco, si può parlare di sostenibilità del ciclo di lavorazione?
Certamente. Dopo la creazione dei primi prodotti, sono stati fatti notevoli sforzi per adeguare il ciclo produttivo al messaggio finale, ovvero “realizzare prodotti di qualità, rispettosi dell’ambiente ed eticamente sostenibili.” In produzione abbiamo cambiato gli impianti privilegiando mezzi a minor consumo energetico, abbiamo privilegiato l’uso di plastica riciclata per la produzione delle nostre mollette e la linea Giardino. Abbiamo iniziato un percorso di CSR (responsabilità sociale d’impresa) coinvolgendo tutta la filiera produttiva, fornitori compresi (SA8000). Ci siamo dotati di sistemi di controllo per ridurre il nostro impatto ambientale (ISO 14001).

Quali sono le certificazioni ottenute dall’azienda?
Aziendale: ISO 9001, SA 8000, ISO 14001
Di prodotto: OK-Compost, IPPR, BPI, ASSOSCAI

Ci parla della sinergia con l’associazione Fratelli dell’uomo?
E’ una delle iniziative che abbiamo sviluppato per poter contribuire a sostenere i più deboli. Condividendo le finalità del progetto abbiamo realizzato un prodotto da vendere a clienti sensibili a questo tema e parte del ricavato sarà destinato a sostenere alcuni dei loro progetti.
di Floriana Morrone