Domotica con l’ecobonus

La domotica e la building automation sono le grandi rivoluzioni tecnologiche di questi anni in campo edile. App per controllare i carichi degli elettrodomestici, dispositivi che permettono di accendere e spegnere dallo smartphone il riscaldamento o le luci di casa, strumenti multimediali capaci di monitorare i dati dei nostri consumi domestici, per insegnarci a risparmiare in termini economici ed energetici. Gli strumenti tecnologici utili per rendere più efficiente un edificio ora sono alla portata di tutti. La legge di Stabilità di quest’anno, infatti, garantisce anche per gli interventi di building automation il cosiddetto ecobonus, cioè la possibilità di detrarre dall’Irpef o dall’Ires il 65% della spesa sostenuta per l’installazione in fabbricati nuovi o esistenti.

C’è ancora un mese di tempo

L’incentivo vale dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016 e si recupera a rate in 10 anni. Una decisione utile, che pur presenta una serie di limiti, come spiega l’ingegner Carmine Battipaglia, presidente del Comitato Tecnico 64 del Centro Elettrotecnico Italiano.

«L’introduzione del bonus – commenta – è una scelta lodevole.  Tuttavia, un sostegno di questo tipo non dovrebbe essere a tempo, ma duraturo, attivo su più anni, visto che riguarda l’applicazione di tecnologie proiettate al futuro e che impattano sull’efficienza energetica delle nostre case».

Solo promesse senza garanzia?

Un obiettivo per cui il Cei e altre associazioni, come l’Unione dei Consumatori o la Prosiel, si stanno battendo: per trasformare in realtà quelle che, da parte del Governo, sono promesse senza garanzia. Anche perché, stando alla legge, da San Silvestro, l’ecobonus sarà sostituito da una generica detrazione al 36% per ristrutturazione.

Più domotica nelle case

L’impegno nell’aumentare l’uso della domotica negli edifici pubblici e nelle abitazioni private, comunque, non passa solo dalle detrazioni, ma anche dall’informazione. Spesso, infatti, a frenare gli interventi di building automation è la scarsa conoscenza delle potenzialità di questi sistemi, non solo da parte dei cittadini, ma anche degli installatori, cioè di quei professionisti che, per primi, dovrebbero proporli ai privati. «Secondo uno studio del Cresme – quantifica Battipaglia –, con una corretta comunicazione, si potrebbe passare dall’attuale percentuale del 43% di uso di queste tecnologie a livello nazionale ad un utilizzo del 78%. Non possiamo quantificare in quanto tempo possa avvenire questo aumento, ma è necessario un cambio di mentalità».

 

A cura di Sara Perro