Costruire con la canapa: i mattoni di canapa calce

L’uso della canapa nell’edilizia nasce in Francia a metà degli anni ‘80. La fibra della canapa, chiamata anche shiv, è stata aggiunta al calcestruzzo come aggregato meno pesante, nel tentativo di alleggerire la costruzione di pareti. Il potenziale di questo prodotto di scarto a buon mercato come aggregato nella costruzione divenne ben presto evidente. La canapa è stata subito adottata da tutti coloro che hanno un occhio attento alla sostenibilità, in quanto viene utilizzata in combinazione con materiali come la calce o l’argilla.

La miscela di fibra di canapa con un legante a base di calce, con l’aggiunta di acqua, produte un materiale bio-composito che viene appunto chiamato canapa calce. Nei primi tentativi di inserimento della fibra di canapa all’interno del calcestruzzo, la canapa calce si è dimostrata un aggregato leggero, in particolare la calce un ottimo legante e conservante. Questo materiale composito è rigido, leggero, resistente e traspirante, oltre a raggiungere elevati livelli di isolamento termico.

Le capacità chimico-fisiche proprie della calce sono l’ideale nella combinazione con la canapa. Durante tutto il processo di trattamento della calce, questa conserva una elevata permeabilità al vapore che consente di passare attraverso il composito, consentendo quindi alla fibra della canapa di essiccare completamente. L’abbinamento, con l’alcalinità della calce, in qualità di biocida naturale, mantiena la canapa al sicuro da muffe e attacchi batterici.

L’unico dubbio in merito alla sostenibilità della canapa calce è quello sulla quantità di CO2 prodotte durante la produzione e il trasporto del materiale. Tuttavia è stato dimostrato da alcuni studi condotti sui mattoni di canapa calce che l’impatto ambientale della produzione è significativamente compensato dai mattoni stessi, in quanto la canapa è in grado si assorbile le emissioni di CO2.