casa antisismica

Casa antisismica, a che punto siamo in Italia?

Ci si è interrogati spesso in queste settimana su come debba essere una casa antisismica. Il fatto è che, quado materiali diversi e non compatibili vengono accostati nella costruzione di un fabbricato, si corre il rischio che una scossa di terremoto finisca per separarli, irrimediabilmente.

Elisabetta Ansaloni Zivieri, architetto, socio e procuratore di Ingegneri Riuniti, società con una vasta esperienza nel corso dei decenni in interventi di emergenza post-sisma in Friuli, Umbria ed Emilia Romagna, ci dà la sua opinione.

In Italia, di edifici costruiti male ne esistono tanti.

Considerato anche che 16 milioni di edifici (cioè oltre il 45% del patrimonio esistente) risale a prima del 1974, anno di introduzione della normativa statale.

Agire per prevenire, significa compiere un salto culturale. Le tecnologie costruttive e i materiali per mettere in sicurezza l’esistente, così come per costruire case solide, ci sono. Che si usi il legno, la muratura o altri sistemi. Manca, però, la cultura della prevenzione fra i cittadini. Così come la disponibilità di risorse statali per incentivare quella che deve essere considerata «una grande opera pubblica sull’orizzoante dei prossimi 30 anni».

Oltre a una legge capace di mettere in sicurezza anche gli edifici e non solo le vite umane.

PRIMA REGOLA. MAI TRASCURARE I SEGNALI

casa antisismica«Quando si nota una crepa in un muro – fa notare l’architetto Zivieri – non va ignorata. Spesso è un allarme. Anche se, dopo una scossa, la casa resta in piedi, senza subire danni, non significa che sia sicura. Solo una verifica statica, eseguita in modo serio e accurato, può fotografare lo stato di salute di un immobile». Allo stesso modo, quando si compra casa o si ristruttura, è buona prassi rivolgersi a un tecnico per chiedere una perizia.

Evitare lavori troppo invasivi, che compromettano la struttura, è un accorgimento fondamentale.

«Nell’acquisto di un immobile troppo spesso la valutazione è solo a livello estetico e funzionale – afferma Marco Savoia, professore di Ingegneria civile all’Università di Bologna e coordinatore della sezione antisismica al Saie –. Nessuno bada alla sicurezza. Eppure, dietro a un intonaco perfetto, possono nascondersi fragilità».

GLI INCENTIVI

Se le risorse che vengono erogate post-sisma fossero parte di un piano di prevenzione della vulnerabilità si potrebbe fare molto per migliorare la sicurezza. Proprio nei giorni di chiusura di questo numero di Casa Naturale, è in corso una discussione a livello governativo su come incrementare la disponibilità di fondi per la prevenzione, oggi affidata alle sole detrazioni fiscali per le zone a rischio 1 e 2. «La legge italiana – commenta Marco Cossu, presidente di Myamoto International Italia, società ingegneristica giapponese da sempre attiva nell’antisismica e ospite alla fiera di Bologna – ha come obiettivo, in caso di sisma, preservare la vita umana. L’edificio, in sostanza, non deve crollare sopra le persone, ma resistere, pur danneggiandosi. Al contrario, lo standard internazionale sta puntando a garantire immobili resilienti, capaci di resistere alle scosse senza danni importanti. In caso contrario, anche se non si registrano decessi, la vittima vera è l’impatto economico per il territorio, spesso enorme».

LA CLASSIFICAZIONE

casa antisismicaAlla base della messa in sicurezza del patrimonio edilizio c’è, infine, l’aspetto della conoscenza della reale esposizione al rischio dei singoli edifici.

«Così come oggi accade per la certificazione energetica, potrebbe essere utile introdurre un sistema di rating sulla vulnerabilità», conclude Cossu. Conoscere l’entità dei lavori necessari per ottenere un’adeguata sicurezza è la base per una concreta programmazione delle opere di rinforzo o sostituzione.

METTERE IN SICUREZZA L’ESISTENTE È POSSIBILE


«A seconda dell’epoca di costruzione dell’edificio – spiega Savoia – gli interventi da mettere in campo sono differenti. Paradossalmente, intervenire su una casa d’epoca, anche se realizzata con materiali e tecniche più solide, è in genere più complesso che agire su un edificio anni sessanta. L’esigenza di riadattare gli edifici storici alle funzionalità dell’abitare contemporaneo hanno portato, nel tempo, a una stratificazione di azioni difficili da ricostruire». Alcuni consigli pratici su come intervenire sono presenti nelle pagine seguenti.

A partire da un assunto di base: a volte, l’opzione demolizione/ricostruzione deve essere preferita.

Anche perché le tecnologie sul nuovo offrono, spesso, costi di costruzione ridotti e competitivi rispetto a quelli degli interventi sull’esistente.

COSTRUIRE BENE

Così come per ottenere un’opportuna prestazione termica, una soluzione costruttiva che va bene sulle Alpi non è proponibile al Centro o Sud Italia, lo stesso vale per la pericolosità sismica. Sistemi performanti e adatti per l’Appennino possono essere sovradimensionati, ad esempio, in Sardegna, classificata come zona 4. Che si tratti di legno, di laterizio o di cemento, le tecnologie per costruire in sicurezza sono oggi una realtà.

«Il legno – prosegue Zivieri – è senz’altro un’ottima scelta, perché la sua leggerezza ed elasticità riduce l’impatto della massa. Anche nelle sopraelevazioni, specie dove già in precedenza il solaio era realizzato in legno, è buona norma preservare questo materiale». Alte performance arrivano anche da altri materiali. «La muratura portante in laterizio, sia quella tradizionale che i sistemi rettificati – spiega dal Saie Alfonsina Di Fusco, responsabile dell’area tecnica Prodotto e Ricerca&Sviluppo dell’Andil, l’Associazione nazionale degli Industriali dei Laterizi -, rappresenta una valida soluzione per le zone classificate a media sismicità. Mentre, per le zone a più alto rischio, la muratura armata assicura elevata resistenza. Infine, negli edifici più alti in cemento armato, l’uso delle pareti di chiusura e divisione interna in laterizio si conferma come la tecnica più impiegata». Prosegue la Di Fusco: «Guardando al prossimo futuro, la sempre più ampia diffusione della modellazione Bim innalzerà il livello qualitativo di tutta la filiera delle costruzioni a garanzia dell’utente finale».

 

 

DI MARIA CHIARA VOCI