Apologia dell’usato: tutti lo vogliono e fa tanto bene

Ormai è un fenomeno molto diffuso: sempre di più amano acquistare beni e oggetti nei mercatini dell’usato. Che sia il banchetto di quartiere o il più famoso “Porta Portese”, di Roma, acquistare oggetti di seconda o terza mano fa bene, non solo al portafogli. E se prima era una necessità, per risparmiare, oggi sono tante le persone anche benestanti che scelgono consapevolmente questo sistema di acquisto. Secondo il Centro di ricerca economica e sociale dell’associazione Occhio del Riciclone – associazione che promuove studi, ricerche e comunicazione a sostegno del riutilizzo – sono circa 80mila le persone che animano le migliaia di punti vendita di usato sparsi sul territorio italiano.

Un mercato che vale – indagine Doxa 2014 – 18 miliardi di euro (l’1% del PIL). L’usato è importante anche per la riduzione dell’impatto ambientale, associata alla seconda vita degli oggetti: solo il Mercatino SRL, portale online dell’usato, vende ogni anno milioni di “beni”, pari a 23.722 mila tonnellate di materiali recuperati, con un risparmio di oltre 107mila tonnellate di CO2. Come afferma Ettore Sole, autore del sopra citato libro: “Indipendentemente dalla crisi o dalla prosperità, i consumatori ricorrono sempre più spesso all’usato. La vergogna di ricorrere a beni di seconda mano appartiene sempre di più al passato. Secondo Findomestic, nel primo semestre del 2013 il 48% degli italiani ha fatto o intende fare ricorso al mercato dell’usato per l’acquisto di beni durevoli. Spiega l’altra “voce narrante”, Pietro Luppi, tra i fondatori di Occhio del Riciclone: “L’usato funziona bene e si evolve sia in tempo di crisi che in tempo di prosperità. Quando c’è crisi aumenta la vendita di frazioni merceologiche legate all’uso quotidiano; quando invece c’è prosperità, l’usato stesso ne beneficia: la rotazione delle merci nuove è rapida e il mercato tende a specializzarsi in antiquariato, modernariato e collezionismo”.

Ma non solo. Il Rapporto McKinsey, presentato al Forum Economico Mondiale nel 2014, ipotizza un futuro sistema economico mondiale fondato proprio sul riuso e la riparazione. Per gli indumenti, esiste una vera e propria rete organizzata per rimettere sul mercato vestiti dismessi, ma ancora in ottimo stato. Alcune cooperative, ben radicate nei territori, effettuano la raccolta degli indumenti, per vendere a grandi intermediari, che a loro volta vendono a grossisti piccoli e medi che distribuiscono a micro imprenditori ambulanti; sono questi ultimi a vendere gli indumenti ai consumatori finali. Per oggetti d’arredamento ci sono tanti negozi denominati “Il mercatino” o simili, che operano in conto vendita. Quindi ci guadagna non solo chi compra, risparmiando, ma anche il proprietario, che percepisce una percentuale sul prezzo. Un sistema virtuoso e comodo per sbarazzarsi di quella sedia che non ci piace più, o della lampada passata di moda, che qualcun altro saprà apprezzare.