Rigenerazione del nylon delle reti da pesca abbandonate

Dal fondo del mare al pavimento di casa. In un ciclo virtuoso che attiva tecnologia, industria e ong internazionali per ripulire gli oceani e recuperare risorse preziose.

Econyl Rigeneration System è un processo chimico brevettato da una grande azienda italiana, la trentina Aquafil, che permette la rigenerazione, per un numero potenzialmente infinito di volte, del nylon 6, la fibra sintetica più usata per la pavimentazione tessile, a partire da scarti e rifiuti. Come le reti da pesca abbandonate in fondo al mare. È una tecnologia innovativa, che ha già una storia di successi commerciali, ma soprattutto è la visione di un nuovo modo di produrre, perfettamente innestato sui principi dell’economia circolare.

Dichiara l’amministratore delegato Giulio Bonazzi:

«Econyl è il presente e il futuro di Aquafil. A suo modo è uno standard nei mercati di riferimento, ma è anche un processo e come tale dinamico, in costante miglioramento. Prodotti e processi come Econyl sono per definizione il futuro del design, che sarà “eco” oppure non sarà».

Fondato nel 1965 ad Arco (Trento), il Gruppo Aquafil, presente in Europa, America e Asia, è il secondo produttore mondiale di fili tessili per tappeti e moquette, e inoltre rifornisce 160 brand internazionali di abbigliamento. Da una decina d’anni ha cominciato a investire massicciamente sui temi dell’energia, del riciclo e della sostenibilità attraverso la divisione “Energy & Recycling”.

«Da sempre uno dei nostri obiettivi strategici è quello di creare e diffondere prodotti di alta qualità, e caratterizzati da un basso impatto ambientale. Per farlo, è fondamentale esaminare le varie fasi del ciclo di vita dei prodotti, così da capire in quali di esse ci siano più margini di azione».

Dalla valutazione del ciclo di vita del filo di nylon è dunque emerso che il maggior impatto si genera in fase di produzione della materia prima, rifiuti come le reti da pesca o il fluff di tappeti e moquette, il filo al 100% riciclato di Aquafil consente invece un reale risparmio di fonti fossili, quantificabile in sette barili di petrolio per ogni tonnellata di polimero prodotto.

Messo in produzione già dal 2011 con il primo stabilimento in Slovenia, Econyl ha presto incontrato sulla sua strada la Healty Seas Initiative, programma internazionale di salvaguardia dei fondali marini che si concentra in particolare sul recupero delle reti da pesca in nylon. Un rapporto realizzato congiuntamente da FAO e UNEP (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente) ha stimato che le reti dismesse abbandonate alla deriva negli oceani siano circa 640mila tonnellate all’anno: un decimo di tutti i rifiuti in mare. Oltre ad alimentare il mostruoso continente galleggiante di immondizia del Pacifico (il cosiddetto Trash Vortex), le reti “fantasma” causano l’intrappolamento e la morte di centinaia di migliaia di animali marini, fra cui anche cetacei. Se ripescare queste trappole doppiamente letali è un primo passo, da solo però non basta. Le reti recuperate, infatti, finiscono il più delle volte bruciate o in discarica, spostando semplicemente il problema.

Con il ciclo virtuoso attivato da Aquafil, al contrario, il materiale di cui sono fatte ritorna in circolo, per trasformarsi ancora, all’infinito, in filo tessile e approdare sul pavimento di un salotto o su una passerella d’alta moda. In ogni caso, mai più in mare.

 

Di Giorgia Marino

© Riproduzione riservata