Healing garden per riscoprire il rapporto con la Natura

Stare in mezzo alla natura, a contatto con piante e animali, è una cura per il fisoco e per l’anima. “Il medico cura, la natura guarisce” è un detto che risale all’epoca latina ed è ancor più vero oggi, quando l’80% della popolazione italiana vive in aree urbane.

Dal giardino dell’Eden in avanti, l’uomo ha sempre descritto il benessere come contatto e armonia con la natura. È un legame biologico e alcune culture più di altre, soprattutto in Oriente, lo hanno interiorizzato. Tradizioni che il nostro approccio positivista ha per secoli rifiutato e ora invece rivaluta.

Osserva Giulio Senes, Direttore del corso di perfezionamento in “Healing Gardens: progettazione del verde nelle strutture di cura” presso la Facoltà di Agraria di Milano e fondatore dell’Associazione Italiana Healing Gardens.

Senes non ha alcun dubbio sul potere benefico del verde, in ogni sua forma, dal vaso in casa alla foresta pluviale. Ma se il verde fa bene, indirizzare questo effetto a un target specifico per ottenere precisi obiettivi è cosa un po’ più complessa: si entra, appunto, nel territorio dei giardini terapeutici o healing gardens.

Il concetto è relativamente nuovo e non esiste attualmente una definizione normativa né scientifica. Si può partire dal significato di salute così come enunciato dall’OMS: uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità. Da qui discende la definizione di healing garden, cioè un’area verde, interna o esterna, appositamente e specificatamente progettata per il benessere delle persone. La distinzione fondamentale sta nel termine “appositamente”. Se la progettazione di un giardino è associata a una struttura di cura, infatti, deve avere delle caratteristiche espressamente studiate.

L’estetica conta, ma non è il primo pensiero. E soprattutto è anch’essa finalizzata a quello che è il principio di base nella realizzazione di un giardino terapeutico: il contatto con la natura deve essere la risposta a un bisogno delle persone.

Per prima cosa ci si deve quindi chiedere che luogo si va a progettare e per chi. Bambini, anziani, pazienti psichiatrici, o anche detenuti, nel caso si progetti per un carcere, avranno esigenze diverse. E poi si deve pensare al personale che lavora nelle strutture e alle famiglie in visita.

Le caratteristiche di un healing garden devono comunque seguire alcuni criteri generali, applicabili anche ad altri tipi di aree verdi, come quelle per le scuole o per i luoghi di lavoro.

L’esigenza principale è di favorire il contatto fisico con la natura. Spesso nelle strutture sanitarie, ma non solo, c’è una disposizione degli spazi che al contrario porta alla separazione. Paradossalmente le aree verdi ci sono, ma i malati le possono solo guardare dalla finestra, mentre il contatto diretto, come è dimostrato, aiuta ad alleviare il dolore e ad accorciare i tempi di degenza.

Una volta assicurata la possibilità di accesso al giardino, bisogna studiarne gli ambienti.

Percorsi per il movimento, zone di sosta, aree di socializzazione, angoli per appartarsi. Gli spazi devono essere variegati e con diverse funzioni, per permettere a ognuno di trovare il luogo più adatto a sé.

Poi, la vegetazione:

La parola d’ordine è colpire i sensi per stimolare la mente. Attraverso la vista, innanzitutto, con tanti colori e specie diverse che alternino i periodi di fioritura. Poi l’olfatto, il tatto, il gusto, con alberi da frutto, e anche l’udito, scegliendo magari foglie che producono particolari rumori con il vento.

Rimane, infine, la questione dell’efficacia.

Trattandosi di progetti con precise finalità, sarebbe importante misurare il raggiungimento effettivo degli obiettivi prefissati. Negli Stati Uniti, dove la cultura degli healing gardens è ormai ben radicata, il progettista per legge si fa carico di verificare l’esito del suo lavoro in base a un sistema detto Evidence Based Design. È un metodo scientifico, che da noi ancora non ha attecchito. Lo stiamo però ora sperimentando per il Giardino degli Abbracci, realizzato insieme agli allievi del corso di Healing Garden per l’ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

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